il punto della situazione.
Probabilmente nei prossimi giorni quando le alleanze elettorali saranno ben definite, si potranno fare considerazioni non influenzate da reazioni umorali provocate dalle scelte che i partiti e i loro rispettivi leader stanno facendo in queste ore. Paradossalmente, quello che (quasi) tutti auspicavano qualche settimana fa si sta realizzando con una formidabile velocità che neppure la più rosea previsione sul futuro della politica italiana era riuscita a descrivere. Nonostante la tanto (e per vari aspetti giustamente) contesta legge elettorale, quella “riorganizzazione” del sistema politico –bene o male- sta avvenendo. È evidente che –come si ricordava prima- le considerazioni che seguono, domani, con un quadro diverso da quello attuale, potrebbero servire solamente a collezionare un post in più sul blog. Ma si scrive anche per rilassarsi e per condividere –seppur per un breve lasso di tempo- delle riflessioni. Tutti presi dalla pazza corsa per non arrivare alle elezioni impreparati (quindi perdenti in partenza), inevitabilmente i partiti del nostro Paese hanno dovuto velocemente stabilire delle mosse. E poiché non sono abituati ormai da tanto tempo a prendere decisioni subito e con raziocinio, molti (forse sarebbe meglio dire tutti) si sono trovati un po’ impreparati. Walter Veltroni ha deciso di non “apparentare” (o quasi, visto l’accordo siglato poche ore fa con Antonio Di Pietro) il Partito Democratico per le prossime elezioni. Ha risposto picche alla sinistra radicale che ipotizzava un accordino tecnico casomai al Senato e si è preso i complimenti dei commentatori dell’arena politica. Sicuramente la strategia è stata dettata (anche) dall’impossibilità (quasi accertata) di poter vincere le prossime elezioni con una compagine come quella che ha retto in malo modo il governo (caduto) pochi giorni fa. Sicuramente il Popolo delle libertà insisterà molto (ma mi auguro non troppo) sulla continuità (presunta o reale) con il governo guidato dal presidente del PD. Silvio Berlusconi è riuscito a convincere un restio (fino a poche settimane fa) Gianfranco Fini a partecipare ad un progetto “unitario” che possa contendersi da solo la vittoria con il Partito Democratico. Come ogni mossa del Cavaliere, anche questa di costituire una nuova alleanza elettorale, è caratterizzata dall’effetto novità. Ma, in questo caso, la novità è stata, probabilmente, eccessiva. Sul lato sinistro, oggi è nata ufficialmente


