giovedì, 18 dicembre 2008

Abruzzo. Analisi post-voto.

 

Il risultato delle elezioni regionali “straordinarie” abruzzesi in parte era prevedibile, in parte affatto. È bene soffermarsi su due aspetti in modo distinto – il forte astensionismo e il risultato politico. Il primo aspetto è sicuramente la parte di analisi prevedibile (si è recato alle urne il 52,97% degli aventi diritto a fronte del 68,58% della precedente consultazione elettorale), per una serie di ragioni. Una consolidata (e in molti contesti veritiera) vulgata denuncia da più mesi un crescente distacco dei cittadini dalla politica; non è questa la sede per analizzare questo aspetto caratterizzante la nostra vita democratica, ma sicuramente nel piccolo campione di popolazione come è quello abruzzese, oltre a questo trend che si riscontra grossomodo in tutta la Penisola, si aggiunge il fatto “straordinario” che cinque mesi fa il Presidente della Giunta e vari Assessori della medesima sono stati prelevati di mattina presto dalle loro abitazioni per essere trasferiti in carcere, dopo essere stati eletti tre anni prima con un importante vantaggio elettorale. È evidente che, se la sfiducia già era tanta (fors’anche per delle risposte attese sul territorio, ma ben presto tradite), una situazione del genere non ha potuto che far scendere ulteriormente, e non di poco, il grado di fiducia nei confronti della classe politica nella sua totalità, anche per il coinvolgimento non solo di esponenti di centrosinistra, ma anche di centrodestra nelle vicende giudiziarie del luglio scorso. Altro aspetto che ha influito sull’astensionismo, ma è difficile darne anche una possibile quantificazione, è rappresentato dal fatto che le elezioni, slittate rispetto ad una iniziale data, sono coincise con il fine-settimana antecedente quello che andrà ad inaugurare le festività natalizie (quanti hanno preferito lasciare la propria sede di studio o di lavoro fuori regione per andare a votare, tornare indietro e ripartire dopo pochi giorni?).

Ma l’aspetto politico è quello più interessante. Il centrodestra (favorito) ha vinto. Gianni Chiodi rappresenta una novità politica, non perché sia un personaggio «prestato alla politica» (è stato un apprezzato Sindaco di Teramo), ma perché rappresenta un’ espressione ben riuscita del nuovo partito del Popolo della Libertà. Si è presentato come rappresentante di un partito di centrodestra che cerca di amalgamare (certamente non cancellare) le sensibilità che lo compongono, che certamente lo avranno influenzato in modo differente anche negli anni passati. Gianni Chiodi avrà un ruolo difficile: non solo dovrà a tutti i costi, per il bene della regione che si appresta a governare, ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini, oggi troppo logoro, ma, dalla sua posizione (e anche grazie a delle personalità che andranno a comporre il Consiglio sia di maggioranza sia di opposizione), ha la possibilità di mettere in moto un meccanismo virtuoso di nascita di un nuovo ciclo dirigente nella regione che, necessariamente, deve essere inaugurato perché proprio l’inceppo nel suo funzionamento è stata una delle cause delle ultime, enormi, difficoltà (non solo politiche) che incombono sull’Abruzzo.

La sconfitta del centrosinistra – in particolare del PD – è amputabile sia (in parte minoritaria) al contesto nazionale, sia, soprattutto, alla realtà regionale di questo partito così pesantemente toccata dalle vicende giudiziarie. Il grande successo del partito di Antonio Di Pietro è frutto di una strategia, sicuramente opinabile, ma scientificamente calcolata. L’ IDV ha raccolto gli scontenti: dal PD e «dalla politica» più in generale. La presenza costante del leader sul territorio, la scelta di candidati non troppo compromessi con le precedenti gestioni amministrative hanno prodotto un risultato chiaro e (forse) inatteso che, evidentemente, lo si è capito già dalle prime reazioni, peserà (e molto) anche sulle vicende nazionali.

L’ UDC ha sostanzialmente dato prova di un risultato onorevole. La forte polarizzazione sui due candidati, ha comunque permesso al partito di Casini di restare in consiglio con due rappresentanti, espressioni di due province differenti. La sua presenza in questo contesto non è stata determinante per la vittoria del centrodestra. È anche vero che se si va a sommare il 5% circa dell’UDC con la coalizione di centrosinistra, si può forse fare una previsione su una possibile vittoria della coalizione guidata da Costantini, ma è un azzardo, in quanto l’UDC non sarebbe stata in grado di confermare il risultato ottenuto se fosse stata inquadrata in un’alleanza con il PD e con l’IDV, men che meno con la sinistra radicale.

postato da: ilbalenottero alle ore 22:58 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 10 dicembre 2008

...qualche riflessione... "opinioni e articoli" su www.tocqueville-acton.org 

postato da: ilbalenottero alle ore 21:29 | Permalink | commenti
categoria: