Dal momento che «anelare e attendere non basta», anche se, visti gli aggiornamenti al blog, ho atteso abbastanza, torno a fare qualche considerazione sull’attualità politica. Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi, in base a tutti i sondaggi disponibili, gode di una fiducia, per dirla con le parole dello stesso Presidente del Consiglio «imbarazzante» perché molto positiva. L’opinione pubblica riconosce al governo la capacità di “decidere” quindi di risolvere i problemi e conseguentemente di assumersi quelle tanto decantate responsabilità. Sarà vero? In effetti, il Governo, grazie anche (forse, soprattutto) a una buona capacità comunicativa, quotidianamente “bombarda” l’opinione pubblica –quindi gran parte dell’elettorato- con “risultati” (alcuni evidenti, altri meno) ottenuti in poco tempo e senza problemi nell'iter di preparazione. Ciò è uno dei risultati che può fornire un governo, come quello attuale, che quando fu formato, fu definito, “del Presidente”, legato, cioè, alla forte figura del Primo Ministro che non solo si espone in prima persona, ma spesso detiene la paternità di molte, se non tutte, le decisioni. Salvo infatti qualche piccola defezione, la compagine governativa appare granitica nello svolgimento delle sue funzioni. Ciò ovviamente ha dei pregi e dei difetti. Il pregio (o presunto tale) della velocità nell’assumere provvedimenti è anteposto a una schietta, franca e anche vivace dialettica politica. Il giusto, anche questa volta, sta nel mezzo: la politica italiana deve decidere, ma non può neppure permettersi di farlo troppo frettolosamente. Il pendolo della decisione se per lungo tempo è stato (purtroppo) tenuto ad un’estremità (la non-decisione), adesso non lo si può lasciare e farlo collocare stabilente all’estremità opposta.