parlare di politica.
Parlare di politica non è semplice. È ancora più difficile farlo quando l’argomento è coperto da una patina di populismo, di retorica e di malafede come -purtroppo- si registra nella stretta attualità. Ma parlare della politica del nostro Paese nel nostro Paese è importante, direi indispensabile. L’aria che si respira nelle ultime settimane ci indica che la cosiddetta montante “anti-politica” sia il futuro al quale, lo si voglia o no, ci dobbiamo rassegnare, senza neppure tanto dispiacere, anzi. Non credo però che andrà così; o per lo meno non credo che il destino sia tracciato e quindi a questo dobbiamo solamente sottostare. Occorre, per tentare un’analisi e fare qualche piccola previsione, scindere due piani che non corrispondono a quelli tradizionali (pratico, teorico) ma a quello realista e al suo opposto non-realista. Il primo è frutto del buonsenso, della volontà, della passione. Il secondo dell’utopia, della semplicità e della faciloneria. Unica condizione che permette di distinguere le due dimensioni è quella di disporre di un livello di visione del futuro (è bene ribadirlo ancora una volta: è la dimensione a cui deve guardare il politico) abbastanza alto, altrimenti si rischia di creare solamente grande confusione. La dimensione non-realista è quella che trova facilmente consenso perché coglie alimento nella reazione immediata dei sentimenti (davanti al televisore, mentre ascoltiamo un politico che supponevamo “diverso dagli altri” che parla “come gli altri”, istintivamente, presi dallo scoramento, quasi tutti ci abbandoniamo a condannare indistintamente tutto e tutti). È una reazione comune che spesso (quasi sempre) non è accompagnata da progetti propositivi o, addirittura, risolutivi. È sicuramente la più semplice da adottare, non comporta grandi responsabilità, per gli uomini di buon senso e per i volenterosi diviene difficilmente giustificabile. La visione realista, viceversa, è difficile da intraprendere; ovvero è più faticoso portarla avanti perché è carica di responsabilità, ma è quella che porta con se prospettive positive per il futuro. In cosa consiste? Nel non farsi prendere dal qualunquismo. Davanti a questa ondata di cosiddetta "anti-politica" occorre rafforzare la posizione realista. Soprattutto se le domande che sorgono con naturalezza sono: vivrà ancora la politica? I cittadini “sfiduciati” dove andranno a sfogare la loro insoddisfazione? Chi raccoglierà i “benefici” di questa situazione? Sono domande inquietanti sotto vari profili, ma le risposte che si possono formulare, le più variegate, possono essere di una gravità che, sic rebus stantibus, ci condurranno in un ambiente caratterizzato da una pesantezza, quella si, difficilmente attenuabile. Siamo, però, abituati con una certa sequenzialità a non guardare con coraggio (neppure) all’oggi e quindi ci troviamo sempre a dover trovare soluzioni a problemi che abbiamo fatto finta di non vedere quando nascevano. Non replichiamo questo atteggiamento ancora una volta.