mercoledì, 12 settembre 2007

su Grillo (parte seconda).

 

Ieri sera in un locale vicino alle Colonne di San Lorenzo qui a Milano, Alessandro (o sarebbe meglio dire l’Ale…) mi parlava di Beppe Grillo e delle sue iniziative. Io, bene o male, ho detto quello che ho scritto nel post precedente (a proposito: grazie Filippo per l’apprezzamento), ma la discussione è stata utilissima sostanzialmente per due motivi strettamente legati fra loro che mi permettono di tornare sull’argomento perché noto un certo interesse attorno ad esso. L’ Ale mi diceva che le tre proposte del comico (no ai parlamentari condannati, impossibilità di essere eletto per più di due volte, no ai parlamentari scelti dalle segreterie di partito: i candidati al Parlamento devono essere eletti con la preferenza diretta) sono tutte da apprezzare e da sottoscrivere. Siamo non più, come nel precedente scritto, nella palude della forma e della sostanza, adesso, se si leggono bene i tre “proclami” si è oltre. L’ingresso in Parlamento, soprattutto se spinti da un pizzico di retorica e di perbenismo (caratteri a volte non necessariamente negativi) dovrebbe sì essere vietato ai condannati, ma non si può -e questa riflessione vale anche (e soprattutto) per il secondo “proclama”- affatto ignorare la volontà popolare. Ma è proprio qui che la questione si fa ancora più scottante. È piuttosto evidente che una legge elettorale che non produce “eletti”, ma “nominati” cozza fortissimamente con questo ragionamento. Le ultime elezioni politiche (2006) si sono svolte sotto l’insegna del Grande Fratello… “mister X sei stato nominato…” e il povero (o ricco) mister X non doveva fare neppure una grande fatica durante la campagna elettorale perché godeva di una elezione in molti casi “assicurata”. E ci sono stati tantissimi mister X. In questo caso, anche se i cittadini hanno votato lo stesso scegliendo esclusivamente i partiti, il gioco è stato (molto) più semplice nello stabilire ben prima delle elezioni chi sarebbe dovuto andare a sedere in Parlamento. Il discorso cambia se si ha, ad esempio, un sistema elettorale proporzionale con preferenze (cioè: si vota un partito e si esprime la preferenza al candidato più gradito ovviamente di quello stesso partito): in questo caso se gli elettori (il popolo tanto caro a Grillo) vota direttamente quel candidato per dieci legislature consecutive, che si fa? Gli si dice “no, mio caro, per legge devi tornartene a casa dopo non più di due”? Il discorso è complesso, capisco, ma deve essere affrontato. Lasciando per il momento (con la promessa di tornarci su prossimamente) i tecnicismi dei sistemi elettorali, la questione la si può porre in modo più semplice: è difficile ridurre tutto ad un gioco di condannati o no da far sedere o meno in Parlamento, occorre serietà e buon senso. Beppe Grillo ha queste qualità unite ad una forte conoscenza delle questioni politiche? Probabilmente, ma sono scettico. Tornando all’Ale milanese e alle due ragioni che mi hanno spinto a continuare a scrivere su questa questione, non nascondo che -prima ragione- molti giovani sono attratti dai comizi (?) di Grillo perché non hanno riferimenti (i partiti non li considerano affidabili, le istituzioni sono viste come lontane, la politica in generale come “male”…) con cui identificare il mondo della cosa pubblica e quindi il primo che ne parla casomai con una parolaccia, una battuta e un po’ di retorica entusiasma. La sfida di chi ama la politica è tutta qui: riuscire a far passare il messaggio che i panni sporchi della politica devono esser lavati a casa della politica, sfidando, se necessario, anche chi fa la politica in un certo modo. I partiti -insisto- sono importanti, certamente come sono oggi è meglio non averne, ma non se ne può fare a meno. La seconda ragione, come dicevo strettamente collegata alla prima, è che si sente un certo interesse, non dico ancora bisogno, di parlare di questioni politiche. È un bene, sicuramente, però, non è auspicabile che lo si faccia nei termini di un populismo duro a morire.   

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lunedì, 10 settembre 2007

su grillo.

Un comico italiano -Beppe Grillo- riempie in questi giorni le pagine dei giornali italiani per le sue iniziative "contro" la politica, i partiti e (ovviamente) i politici. Già da qualche anno il nostro catalizza centinaia di migliaia di persone nei palazzetti dello sport di tutta Italia con spettacoli che spesse volte hanno poco di comico. L'ultima trovata è stata il V-Day (per esteso: Vaffanculo-Day) organizzato in molte piazze d'Italia. In una di queste -a Bologna- si è esibito il comico che ha rincarato la dose davanti al suo numeroso "popolo" arrivando questa volta a dire che non fonderà mai un partito perchè i partiti vuole semplicemente (!) distruggerli. Non mi sono mai state simpatiche le iniziative di Grillo degli ultimi anni, questa volta poi credo che qualche limite sia stato superato.  Anzitutto il titolo. Una parolaccia so benissimo che è provocante ed incuriosisce, ma anche lo stile, si direbbe, vuole la sua parte. Ma è appunto forma, ognuno ha la sua. Passiamo alla sostanza, allora. Cosa significa "distruggere" i partiti? I partiti sono indispensabili, Grillo si metta l'anima in pace, quelli che ci sono oggi non sono (spesso) partiti, quindi da distuggere non c'è nulla. Se già qui avesse utilizzato un'altra parola, probabilmente, ci saremmo potuti trovare sulla stessa lunghezza d'onda (perchè non utilizzare "riformare"? Forse, ed è vero, è una parola troppo abusata, ma se ne poteva trovare un'altra). Non abbiamo assolutamente bisogno di un predicatore che ci venga a "disaffezionare" ulteriormente alla politica, occorre trovare il coraggio di far (ri)trovare la passione dietro la parola politica. Meglio non parlare della tragica situazione che si viene a creare su Marco Biagi ogni volta che vengono mosse delle "accuse" prima dette poi ritrattate al giuslavorista ucciso (sottolineo ucciso) dalle Brigare Rosse e alla sua legge. E' bene sottolineare che una cosa sono le critiche alla legge, un'altra alla persona, anche se le differenze in casi come questi camminano su un fil di lana. E non parlo assolutamente solo del nostro Grillo. Credo che in queste occasioni dimostriamo il nostro (ovvero di una parte di noi italiani) grado di civiltà. Ebbene sì, rimpiango il Grillo che ci faceva ridere ironizzando sui vizi e sulle virtù di noi italiani, la versione, per così dire, politica non mi attrae.

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martedì, 04 settembre 2007

Dopo la pausa (per alcuni fin troppo lunga), rientrato dalle vacanze, si torna ad aggiornare il caro blog. Un’estate passata molto velocemente consumatasi fra mare e montagna. Estate che, come quasi consuetudine, si apre con qualche scandalo estivo e si conclude con l’ormai imperdibile appuntamento organizzato a Telese da Clemente Mastella. Anche durante i giorni di mezz’agosto sui giornali si è continuato a scrivere sul Partito Democratico. In aggiunta questa volta è comparso il Partito della Libertà. Qualcuno crede che si voterà a primavera (non credo) e, probabilmente, si sta organizzando. Al rientro dalle vacanze la situazione è “disordinata”: la sinistra “antagonista” si trova nel bel mezzo di una morsa (da un lato l’elettorato che spinge per un partito “di lotta” dall’altro l’impegno assunto con tutta l’Unione con il corposo programma elettorale) quindi fa parte del governo, ma organizza manifestazioni in piazza contro il governo stesso. Ds e Margherita pare si siano definitivamente accordati sul Pd, adesso dobbiamo aspettare le primarie di metà ottobre per vedere (ma non occorrono navigati politologi o illustri maghi) per capire chi vincerà la sfida. Nel frattempo -come qualcuno aveva fatto notare qualche mese fa- la cosiddetta “base” dei due partiti non ancora si amalgama; lo si è visto durante le numerose Feste dell’Unità estive quando i diessini hanno rivendicato con orgoglio nome e identità della storica festa, mentre i margheritini pensano a formule nuove. Sembrano sciocchezze, ma sono questi i sintomi emblematici di una “fusione a freddo”. Infine per quanto riguarda l’Udeur bisogna dare atto che anche quest’anno la consueta festa di fine estate ha avuto un seguito mediatico non indifferente. Cosa farà il partito di Mastella? Attende. Occorre anche guardare con attenzione la Costituente Socialista che ha la pretesa di raccogliere i socialisti del centrosinistra; dobbiamo attendere ancora qualche mese per vedere se si tratta di un’occasione nostalgica o di una più robusta azione politica. Dall’altra parte l’Udc si prepara per la festa di Chianciano e per l’incontro di metà settembre a Milano. La strategia adottata subito dopo le ultime elezioni politiche dal partito di Cesa sta mostrando adesso i suoi frutti (adesso tutti parlano di proporzionale alla tedesca e di governo istituzionale), ma deve premere sull’acceleratore (come credo farà nelle prossime settimane) altrimenti si potrebbe vanificare tutto il lavoro fatto fino ad oggi. Sul versante Alleanza Nazionale si deve registrare la scissione de “la Destra” di Francesco Storace che continua a raccogliere consensi. Gianfranco Fini è in difficoltà, ma da navigato politico quale è non teme di rimanere emarginato anche se paga qualche errore “strategico” commesso durante l’ultimo inverno (soprattutto). Da ultimo, perché primo nella coalizione per numero di voti, Silvio Berlusconi. In un paio di ore ha registrato il logo e il nome “Partito della Libertà” ed ha risolto un problema che in futuro avrebbe potuto portargli delle grane, lo ha affidato a Michela Vittoria Brambilla e lo ha progettato come un nuovo strumento per la raccolta di consenso fra nuove fette di elettorato, un po’ come i club nel 1994 ha detto.

postato da: ilbalenottero alle ore 21:43 | Permalink | commenti
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