giovedì, 21 giugno 2007

la scuola e l'esame di Stato.


Un intelligentissimo scritto del professor Panebianco nella consueta rubrica sul “Magazine” del “Corriere della Sera” in edicola oggi, mi spinge a scrivere qualche riflessione e sulla scuola italiana e (tanto che siamo in tema) sugli esami di Stato. Condivido le preoccupazioni del professor Panebianco. La scuola vive un drammatico (troppo lungo) momento anche per “colpa” dello «spirito del ‘68» “con il suo odio per l’autorità e il merito”. L’invito -anche in questo campo- a tener ben presenti le priorità individuate dal Presidente francese Nicolas Sarkosy è più che giusto. Assieme ai tanti insegnanti “bravi” c’è una “casta” di insegnanti che, invece, non è affatto “brava”. “Sono stati gli insegnanti a tollerare che sindacati e classe politica lavorassero, per decenni, alla deprofessionalizzazione e alla dequalificazione dell’insegnamento. Sono stati gli insegnanti a permettere al  «loro» sindacati di fare carne di porco della scuola: con le infornate di precari, il gonfiamento degli organici, la fine di ogni selezione meritocratica. Tutte cose che avrebbero dovuto contrastare con scioperi e proteste. È sempre il corpo insegnante ad avere tollerato i misfatti della pedagogia progressista (dall’abolizione delle bocciature per cattiva condotta a quella degli esami di riparazione)”. Passando alla consuetudine dell’esame di Stato, la scelta, a mio avviso deve essere drastica: o commissari interni o annullamento. Spiego. Nelle ultime ore (addirittura, non giorni, quindi ad esami iniziati) sono numerosi e comuni in tutta la Penisola casi di docenti che “rifiutano” di far parte di una Commissione esaminatrice provocando “buchi” in molti casi non ancora tappati. Quanti soldi comporta la reintroduzione dei commissari esterni? Ci dilettiamo negli ultimi tempi (molto spesso giustamente) a fare i conti in tasca alla politica. Li vogliamo fare anche alla scuola? Allargando il discorso: quanti (dai Dirigenti ai Collaboratori Scolastici, decenti inclusi) “alloggiano” nelle scuole di tutta Italia non facendo nulla? Non prendendo decisioni ferme, non pulendo le aule e i bagni, non garantendo un regolare svolgimento burocratico-amministrativo? Tornando all’esame, quale “garanzia” possono dare professori esterni? In molti casi i commissari esterni provocano, nel periodo che intercorre dal giorno dalle loro nomine al giorno dell’esame, un via vai di telefonate, “segnalazioni” se non addirittura “raccomandazioni”. Bene secondo voi, in sede di consiglio se tutti i commissari (o anche solo uno) hanno il loro “caso” da tutelare, questi si mettono a discutere sull’operato degli altri docenti se poi devono portare a buon fine la loro “missione”? Sono casi, certo. Ci sono situazioni serie ed encomiabili. Saranno molte? E poi, come hanno illustrato nei dettagli molti quotidiani, quest’anno con la reintroduzione degli “esterni” (insisto: quanto costano?) si è creata su internet una “bacheca virtuale” dove gli alunni andavano ad aggiornare i profili dei docenti (l’autore preferito, la fissazione, il tic…) per dare una mano a chi quel docente se lo ritrovava in cattedra il giorno dell’esame. Siamo al ridicolo. Anche qui, casi estremi? Non so, so solo che la bacheca è stata molto cliccata. A questi fatti, l’unica soluzione è quella drastica: annullare questo esame di Stato. Il difetto (uno dei più grandi) del nostro Paese è quello di non riuscire (o non volere?) captare che i cambiamenti spesso agiscono con una tale forza che, seppur difficoltoso, occorre inseguire. Cerchiamo di armonizzare anche la struttura dell’esame di Stato a quelli che sono i cambiamenti. Credo che sarebbe meglio per tutti.

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mercoledì, 13 giugno 2007

nuova stagione.

 

Le difficoltà del Governo presieduto da Romano Prodi sono evidenti e, con il passare dei giorni, si accentuano sempre più. Non si riconoscono più in questa constatazione poche persone, le quali sostengono -troppo frettolosamente- che anche il precedente Governo guidato da Silvio Berlusconi non viveva nell’armonia più totale. Il paragone non regge. La coalizione guidata dal leader di Forza Italia seppur anch’essa, come quella di centrosinistra, eterogenea al suo interno, poteva godere di un livello di unità più elevato dell’attuale maggioranza. Questo per varie ragioni: la presenza di un leader-capo molto forte e riconosciuto, la debolezza della minoranza pesantemente sconfitta nelle urne (cosa che non si è verificata a parti inverse nel 2006 quando si è verificato un pareggio) ed infine, non da ultima, la reale constatazione che su vari temi (famiglia, pensioni, sociale, …) tutti i partiti del centro-destra dall’UDC alla Lega Nord si trovavano sulla stessa linea d’onda. L’attuale maggioranza, al contrario, seppur (disperatamente) in cerca di temi in comune, non riesce ad esprimere una linea condivisa e credibile. Una prospettiva comune è piuttosto semplice trovarla quando si scrive un programma anche a costo di sintetizzarlo (sic!) in quasi trecento pagine, cosa ben diversa è mettere in pratica la “sintesi”. Le eterogeneità sono troppo accentuate. Il “sistema” così com’è non regge più. Sono troppi i segnali che scoraggiano la prospettiva di far mantenere in vita il governo: da una parte il forte “imbarazzo” della sinistra radicale, dall’altra la difficoltà che parte del mondo cattolico non nasconde più e che evidenzia quotidianamente, nel mezzo il parto tormentato del Partito Democratico. Nelle ultime ore si sono aggiunti i resoconti delle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto esponenti di primo piano del Governo e la situazione “scottante” del ‘caso Speciale’. Con tutto ciò parte del centro-destra reclama le elezioni anticipate. Non si comprende fino a che punto sia una richiesta sincera. Intraprendendo un discorso schietto, a chi converrebbero attualmente le elezioni anticipate? Tralasciando la maggioranza che, è ovvio, non si illude di poter rivincere, nell’opposizione Fini ha detto che andrà al Quirinale a patto che non si parli di elezioni e quindi avrà delle buone ragioni per porre questa condizione, Casini coltiva un progetto ambizioso che seppur adesso con il ricorso alle urne comincerebbe a manifestare i suoi lati positivi, sicuramente non ancora raggiunge il suo massimo sviluppo, Berlusconi e la Lega Nord, infine, chiedono le elezioni, ma sanno che sarà molto difficile che il Presidente Napolitano le possa convocare a breve termine e cavalcano il cavallo della protesta contro l’esecutivo per alzare il livello del dibattito con la speranza di aumentare contestualmente i consensi. Che fare, allora? Porre termine a questo governo, formarne uno nuovo con un programma chiaro e sintetico, metterlo nelle condizioni per poter operare e tornare alle urne appena la funzione assegnata a questo nuovo governo ad hoc si esaurisce.

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domenica, 03 giugno 2007

il caffè della domenica  di Antonio Campati

 

Le vicende politiche di questi giorni sicuramente non vanno nella direzione più volte indicata anche dalle riflessioni che giungono da questo blog. Le polemiche qui non c’entrano. La politica, invece, c’entra. La ‘vicenda Visco’ sicuramente non sarà ricordata come uno dei momenti più ‘belli’ di questa legislatura, ma l’aspetto che più inquieta è che vicende simili (poca trasparenza nelle azioni di uomini di primo piano del governo) purtroppo sono, se non frequenti, almeno ricorrenti. Ricordo che meno di un anno fa, uno dei più stretti collaboratori del Presidente del Consiglio fu costretto, fra l’imbarazzo di larga parte dell’opinione pubblica, a rassegnare le dimissioni per via di un’ “intrusione” fin troppo evidente (e con tratti addirittura comici) negli affari di una importante azienda del nostro Paese. Si dirà: sono casi differenti, non si possono fare parallelismi. In parte è vero, ma ciò non giustifica il fatto che questi ‘comportamenti’ debbano essere evitati. Tornando alla vicenda del Vice-Ministro delle Finanze, anche questa volta la politica –ovvero il Governo- ha agito in ritardo. Ha ragione Silvio Berlusconi a porre lo scomodo interrogativo: se fosse successo mentre io ero al Governo e al posto delle indagini sulla scalata Unipol ci fossero state indagini su Fininvest, che cosa sarebbe successo? È fin troppo evidente che il Cavaliere tende a mantenere alta la tensione, ma la sua riflessione non va trascurata. Non so, ma io rintraccio ancora in parte del centrosinistra quell’atteggiamento di superiorità che a detta di un illustre sociologo la rende ‘antipatica’. Con questo voglio dire: perché Visco non ha fatto subito il tanto atteso ‘passo indietro’? Ha dovuto attendere fino al limite massimo quando la situazione è diventata talmente incandescente da poter provocare una nuova crisi di governo? Con Di Pietro che minacciava di non votare al Senato il sostegno al vice di Padoa Schioppa? La confusione e la sfiducia regnano supremi. Questo porta ad invocare troppo facilmente negli ultimi tempi la bandiera dell’anti-politica. Credo che rispolverare antichi ‘miti’ che hanno ormai esaurito la loro missione e messo i luce i loro limiti non sia il modo migliore per risolvere il problema. Buona domenica.   

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venerdì, 01 giugno 2007
sulle considerazioni finali.

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nella sue "Considerazioni finali" che ieri ha fatto concludendo la consueta Assemblea della Banca d'Italia, si  è soffermato in un passaggio a riflettere sullo stato dell'istruzione nel nostro Paese. Non è la prima volta che il Governatore indugia  su questo tema, e già in un'altra occasione abbiamo avuto modo di sottolinearlo. Riporto testualmente: "[In Italia] Pesa il ritardo nello sviluppo di un efficace sistema di valutazione delle scuole, che nell'esperienza degli altri paesi appare indispensabile completamento dell'autonomia scolastica. Per cambiare la scuola italiana si deve nuovere dalla constatazione dei circoli viziosi che la penalizzano, disincentivano gli insegnanti, tradiscono le responsabilità della scuola pubblica. I problemi nascono qui, non da una carenza di risorse per studente destinate all'istruzione scolastica, che sono invece più elevate in Italia che nella media dei  paesi europei. Ancor  più diretto e immediato, per un'conomia avanzata, è il contributo allo sviluppo dell'università (...)".  Dal giorno del suo insediamento Mario Draghi in più occasioni ci ha consegnato materiale su cui riflettere. Ne siamo grati e contenti perchè spesso ci capita di condividerne ampie parti.
Antonio Campati
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