la scuola e l'esame di Stato.
Un intelligentissimo scritto del professor Panebianco nella consueta rubrica sul “Magazine” del “Corriere della Sera” in edicola oggi, mi spinge a scrivere qualche riflessione e sulla scuola italiana e (tanto che siamo in tema) sugli esami di Stato. Condivido le preoccupazioni del professor Panebianco. La scuola vive un drammatico (troppo lungo) momento anche per “colpa” dello «spirito del ‘68» “con il suo odio per l’autorità e il merito”. L’invito -anche in questo campo- a tener ben presenti le priorità individuate dal Presidente francese Nicolas Sarkosy è più che giusto. Assieme ai tanti insegnanti “bravi” c’è una “casta” di insegnanti che, invece, non è affatto “brava”. “Sono stati gli insegnanti a tollerare che sindacati e classe politica lavorassero, per decenni, alla deprofessionalizzazione e alla dequalificazione dell’insegnamento. Sono stati gli insegnanti a permettere al «loro» sindacati di fare carne di porco della scuola: con le infornate di precari, il gonfiamento degli organici, la fine di ogni selezione meritocratica. Tutte cose che avrebbero dovuto contrastare con scioperi e proteste. È sempre il corpo insegnante ad avere tollerato i misfatti della pedagogia progressista (dall’abolizione delle bocciature per cattiva condotta a quella degli esami di riparazione)”. Passando alla consuetudine dell’esame di Stato, la scelta, a mio avviso deve essere drastica: o commissari interni o annullamento. Spiego. Nelle ultime ore (addirittura, non giorni, quindi ad esami iniziati) sono numerosi e comuni in tutta la Penisola casi di docenti che “rifiutano” di far parte di una Commissione esaminatrice provocando “buchi” in molti casi non ancora tappati. Quanti soldi comporta la reintroduzione dei commissari esterni? Ci dilettiamo negli ultimi tempi (molto spesso giustamente) a fare i conti in tasca alla politica. Li vogliamo fare anche alla scuola? Allargando il discorso: quanti (dai Dirigenti ai Collaboratori Scolastici, decenti inclusi) “alloggiano” nelle scuole di tutta Italia non facendo nulla? Non prendendo decisioni ferme, non pulendo le aule e i bagni, non garantendo un regolare svolgimento burocratico-amministrativo? Tornando all’esame, quale “garanzia” possono dare professori esterni? In molti casi i commissari esterni provocano, nel periodo che intercorre dal giorno dalle loro nomine al giorno dell’esame, un via vai di telefonate, “segnalazioni” se non addirittura “raccomandazioni”. Bene secondo voi, in sede di consiglio se tutti i commissari (o anche solo uno) hanno il loro “caso” da tutelare, questi si mettono a discutere sull’operato degli altri docenti se poi devono portare a buon fine la loro “missione”? Sono casi, certo. Ci sono situazioni serie ed encomiabili. Saranno molte? E poi, come hanno illustrato nei dettagli molti quotidiani, quest’anno con la reintroduzione degli “esterni” (insisto: quanto costano?) si è creata su internet una “bacheca virtuale” dove gli alunni andavano ad aggiornare i profili dei docenti (l’autore preferito, la fissazione, il tic…) per dare una mano a chi quel docente se lo ritrovava in cattedra il giorno dell’esame. Siamo al ridicolo. Anche qui, casi estremi? Non so, so solo che la bacheca è stata molto cliccata. A questi fatti, l’unica soluzione è quella drastica: annullare questo esame di Stato. Il difetto (uno dei più grandi) del nostro Paese è quello di non riuscire (o non volere?) captare che i cambiamenti spesso agiscono con una tale forza che, seppur difficoltoso, occorre inseguire. Cerchiamo di armonizzare anche la struttura dell’esame di Stato a quelli che sono i cambiamenti. Credo che sarebbe meglio per tutti.

