domenica, 27 maggio 2007

il caffè della domenica di Antonio Campati

 

Ieri pomeriggio ho partecipato ad un dibattito organizzato dai giovani (ex) Democratici di Sinistra all’interno della anch’essa ex Festa dell’Unità in un quartiere di Milano. La discussione, con rappresentanti di altri movimenti giovanili, aveva come oggetto la militanza dei giovani nella politica. Il titolo all’apparenza può puzzare di retorica, ma vi confido che dall’andamento della tavola rotonda sono uscite fuori novità inaspettate. E qualche conferma. Ma i due elementi non sono da leggere separatamente. Oltre me e il moderatore, erano presenti un rappresentante di Azione Universitaria, una ragazza del (futuro?!?) Partito democratico che proviene dai DS e un ragazzo della sinistra “estrema”. Generalmente i giovani moderati non sono presenti, io credo invece che (se invitati, ovviamente) si debba portare il proprio contributo. Idee “rivoluzionarie” sono giunte solo da parte mia e questa potrebbe essere una novità. Gli altri ragazzi di “destra” e “sinistra” si sono rinchiusi nel “ricordare” e nel presentare l’attività politica con un alone di eccessivo “sacrificio” che inevitabilmente, a mio avviso, diventa “eroismo”… “per me terminare le vacanze il tredici agosto per organizzare le feste dell’Unità rappresenta un sacrificio enorme…” ed io: “la politica si fa per passione…il sacrificio si annulla”…. Vabbè solo un accenno di polemica che per fortuna è durata poco. Ma (civilmente) ci siamo confrontati, parlati e scontrati. Un’occasione preziosa che mi auguro si ripeta. Soprattutto nel futuro prossimo quando il dibattito, forse inevitabilmente, dovrà avere come protagonisti noi giovani e per oggetto il rinnovo (ripeto inevitabile) della classe dirigente politica. Buona domenica.

postato da: ilbalenottero alle ore 10:29 | Permalink | commenti (4)
categoria:
martedì, 22 maggio 2007

Riflessioni post.

 

È buona abitudine, dopo una qualsiasi consultazione elettorale, fare un bilancio. Per il passato (scrutando gli errori), per il presente (occorre muoversi nella direzione giusta per il post) e -soprattutto- per il futuro, la dimensione che più ci interessa. Le consultazioni alle quali mi riferisco, sono quelle universitarie del 16 e 17 maggio. Restringo il campo all’esperienza che mi ha visto più coinvolto. Personalmente sono stato candidato al Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche, ovviamente nella mia Università. Nonostante il soddisfacente risultato elettorale (fra i più votati) non sono riuscito a conquistare l’ambito seggio. Le motivazioni non le trascuro perché tengo fede all’incipit. Ero unico candidato nella lista “Unicentro”, la competizione è stata ardua, ma sostenibile. A risultati ultimati, con il mio numero di preferenze, se mi fossi candidato in lista con Studenti per la Libertà e Azione Universitaria sarei stato fra i primi eletti (se non il primo). Anche se avessi preferito Ateneo Studenti, molto probabilmente sarei stato eletto. Bene, è logico che un minimo di “rabbia” la si sente, ma l’ ho coscientemente cancellata perché non mi sarei affatto riconosciuto in quello che si dispera per non aver “preso il posto”. L’idea di far svilire tutto in una delusione elettorale sarebbe stato insostenibile, ma lo dico non per un eccesso di egocentrismo o, men che meno, di “disprezzo” verso le altre due liste, una delle quali ha insistito (e di questo sono orgoglioso e la ringrazio) affinché mi candidassi nella sua compagine. La scelta è stata dettata coerenza che ho ritenuto dovesse essere mantenuta nei confronti di un progetto al quale ho (convintamene) aderito; progetto che portava (e porta) i suoi pregi e i suoi difetti, le sue certezze e le altrettante incertezze. Questo atteggiamento lo rivendico come motivo di vanto. Occorre, però, anche spiegare che cosa si intende per “coerenza” per non scadere in un discorso inutile e fumoso. Le mie idee politiche, quelle religiose, le mie proposte per l’Università spesso non sono molto distanti da quelle di altri ragazzi presenti nelle liste che sopra ricordavo. Ma in questa occasione mi è parso un atteggiamento profittevole quello di chiedere “ospitalità” per sistemarmi nel cantuccio che mi sarebbe spettato, anche se ciò non esclude che ci abbia pensato. Sia ben chiaro: le elezioni sono state perse (anche se saluto con un grande abbraccio chi mi ha “eletto” a “vincitore morale” apprezzando molto la mia decisione), non si vogliono trovare giustificazioni di sorta. Nella mia scelta, ha prevalso in me lo spirito con il quale ho aderito all’idea di “Unicentro” una piattaforma che si è rinnovata nella sua completezza e che ha aspirazioni per il futuro. È più che logico ribadire che occorre progettarlo il futuro. Vivere (direi quasi consumare) gli anni universitari rappresenta uno dei momenti più entusiasmanti della propria vita e uno degli aspetti che qui (dopo un inizio che affonda le proprie radici nella scuola secondaria superiore) si plasma (quasi) definitivamente è quello della formazione. Dove “formazione” è da intendersi a trecentosessanta gradi, non un grado in meno. Dove insomma, se si crede in qualcosa non la si può svilire a vent’anni perché altrimenti a quali “grandi aspettative” si può ancora credere? Non voglio assolutamente fare un sermone. Non ne sono capace. Voglio, nello spirito di questo blog, riflettere. E sono perfettamente consapevole del fatto che riflettere è difficile e a volte anche doloroso. E riflettere significa mettersi in gioco. Ma -per utilizzare una frase abusata quando facciamo qualcosa “fuori dal comune”- se non lo si fa a vent’anni, quando lo si fa?    

postato da: ilbalenottero alle ore 00:08 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 09 maggio 2007

In ricordo.

09052007517

postato da: ilbalenottero alle ore 23:02 | Permalink | commenti (3)
categoria:
domenica, 06 maggio 2007

il caffè della domenica  di Antonio Campati 

«Ben veggio, padre mio, sì come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch'è più grave a chi più s'abbandona;

per che di provedenza è buon ch'io m'armi,
sì che, se loco m'è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.

Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,

e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;

e s'io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».

La luce in che rideva il mio tesoro
ch'io trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d'oro;

indi rispuose: «Coscïenza fusca
o de la propria o de l'altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.

Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov' è la rogna.

Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d'onor poco argomento.

Però ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l'anime che son di fama note,

che l'animo di quel ch'ode, non posa
né ferma fede per essempro ch'aia
la sua radice incognita e ascosa,

né per altro argomento che non paia».

(da Dante Alighieri "Il Paradiso" canto VII)

Buona domenica

postato da: ilbalenottero alle ore 14:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 04 maggio 2007

riflessioni da un editoriale interessante.

Questa mattina la giornata era iniziata male per via del tempo che non era (e non è) bello. Tradotto: pioggia. Per fortuna che la sana abitudine di leggere il Corriere mi ha dimostrato (ancora una volta) che una pagina di quotidiano può modificare l'umore della gente. Grazie a Filippo Andreatta mi sono sentito sollevato. Con un bel editoriale initolato "Professionisti senza popolo", il professore editorialista ha evidenziato i dati (allarmanti) sull'aumento dei "costi della politca" espressione "con la quale si intende il numero di persone che <<vivono>> di politica". Da un lato è chiamata sul banco degli imputati la legge sul finanziamento pubblico, dall'altro "la scelta di remunerare i consiglieri comunali e il potenziamento dei governi locali ai vari livelli" che ha aumentato "il numero di persone che fanno della politica la loro principale fonte di sostentamento". Il fenomeno e descritto -giustamente- come preoccupante non solo per un uso, per dir così, disinvolto, delle risorse pubbliche, ma anche "per i costi indiretti che genera a livello di costume e di funzionamento del sistema politico". Analisi correttissima. Quindi se da un lato -evidenzia Andreatta- è calato sensibilmente il numero degli iscritti ai partiti, dall'altro è aumentato il numero di persone che vivono di politica. E adesso, senza tanto tergiversare, vi riporto integralmente una parte dell'intervento: "Il rischio è quello di una progressiva professionalizzazione della politica, per la quale la principale base di legittimazione dei gruppi dirigenti sarebbe costituita, più che dalla bonta delle scelte di policy che propongono o dalla loro attrattività elettorale, dalla lealtà di qualche decina di migliaia di iscritti che vivono di politca, le scelte e percezioni dei quali non possono che essere influenzate da tale condizione. Come già sostenuto da Max Weber, una certa professionalizzazione è necessaria nella poltica moderna, ma se diventa eccessiva rischia di trasformare il ruolo dei partiti che, invece di svolgere un essenziale ruolo di tramite tra cittadini e istituzioni, tenderebbero in questo modo a diventare delle caste chiuse e autorefernziali". Naturalmente vengono indicati dei percosi che potrebbero correggere questa deriva. Alcune soluzioni comprensibili altre -dal mio modestissimo punto di vista- meno. "Il rimedio -continua Andreatta- contro questo rischio [continuo ricatto dei partiti che formano una coalizione di governo] è quello di introdurre riforme atte a restituire parte del potere a elettori ed eletti, limitando di conseguenza quello delle segreterie dei partiti e dei <<signori delle tessere>> che in molti casi le controllano". Le indicazioni che vengono illustrate di seguito sono in parte realizzabili che indivuduano un percorso, "un programma ambizioso, soprattutto vista la litigiosità dell'attuale contingenza politica" e "necessario per concedere all'Italia un ceto politico all'altezza delle sfide del nostro tempo". Una seria riflessione non guasterebbe. Ma (soprattutto) non stancarsi di continuare a coltivare la passione per la poltica per -usando un'espressione troppo spesso utilizzata, ma essenziale- fare in modo che qualcosa cambi. ilb.

postato da: ilbalenottero alle ore 20:16 | Permalink | commenti (1)
categoria: