il caffè della domenica di Antonio Campati
Anzitutto, devo scusarmi per la pausa troppo lunga…(chiedo venia soprattutto a chi – giustamente – mi ha rimproverato per la lunga assenza). Il post di oggi non può non parlare dei congressi che, in ordine, si sono tenuti nell’ultima settimana: UDC, DS, DL-Margherita. Una settimana fa, tra le ovazioni della platea della Nuova Fiera di Roma, Pier Ferdinando Casini ha chiuso il terzo congresso del partito nato appena cinque anni fa. La linea politica descritta dall’ex Presidente della Camera è indubbiamente coraggiosa e – come da lui stesso ricordato – avrà la sua prova di verifica alle elezioni europee del 2009. Dopo vari anni si è votato per scegliere il nuovo Segretario Nazionale fra due concorrenti: da una parte Lorenzo Cesa dall’altra Carlo Giovanardi. Come previsto, ha prevalso Cesa. L’immagine del partito ne è uscita bene; oltre a far esprimere democraticamente gli iscritti, nella notte fra sabato e domenica i delegati hanno votato delle mozioni e degli emendamenti che sono andati ad arricchire il dibattito politico interno e, per dir così, esterno del partito. Eccellente il paragone che Casini ha proposto fra il suo partito e la parabola dei talenti: l’UDC il suo soldo non lo ha piantato sottoterra (non si è adagiata a fare un’opposizione di comodo, appiattita sulle indicazioni del partito di maggioranza relativa) ma ha investito il suo soldo (ha deciso di percorrere una strada che porta con se i suoi rischi e pericoli, ma se riuscirà porterà non poche soddisfazioni). Ieri, invece, si è concluso fra applausi, lacrime e abbandoni, l’ultimo congresso dei DS. Nell’arco di poco più di dieci anni, la sinistra italiana si appresta a cambiare per la quarta volta nome. È indubbio che la fusione con la Margherita non è delle più emotivamente sentite; l’impressione è che la base (soprattutto, ma anche qualche massimo dirigente) sia stata fortemente incoraggiata, quasi costretta, ad accettare questo radicale cambiamento. A sentire il servizio con il quale il Tg1 delle venti di ieri sera ha descritto l’umore della gente presente ai congressi, lo scetticismo risulta maggiore fra i militanti del partito di Rutelli. Questi poche ore fa, ha concluso il congresso del suo partito, ultimo appuntamento anche questo per un partito molto giovane. Berlusconi, con un pizzico di ironia, ha “benedetto” la fusione e tutti (oggi) sono pronti ad applaudirlo, addirittura qualche anti-berlusconiano doc, di quelli che hanno parlato di regime e dittatura del Cavaliere, oggi inneggiano al “gesto fortemente democratico” che ha dimostrato l’ex Presidente del Consiglio nel partecipare prima al congresso di Firenze, poi a quello di Roma. Banalità della politica, cui (ahinoi) siamo abituati, ma un po’ stufi. Sul nascente Partito democratico, il nodo più importante da sciogliere è l’identità: senza tanti giri di parole: dove andranno a sedersi i parlamentari del Pd nel Parlamento europeo? Non è una questione irrilevante. È una questione politica. Quasi nessuno ricorda che già nelle ultime elezioni europee (2004) DS, Margherita e allora anche lo SDI, si sono presentati sotto un unico simbolo. Il risultato a mio modo di vedere non fu eccellente, sicuramente al di sotto delle aspettative, ma la cosa più rilevante dal punto di vista politico è che il giorno dopo le elezioni gli eletti in quota DS si sono iscritti al gruppo del Partito Socialista Europeo, quelli in quota Margherita in un altro gruppo. Il problema c’è. Sicuramente si deve, in qualche modo, risolvere. Buona domenica.