domenica, 26 novembre 2006

il caffè della domenica  di Antonio Campati 

Leggo sull'edizione lombarda del "Corriere della sera" una notizia interessante. Il Preside del Liceo milanese "Berchet" ha prosposto di inserire la cogestione nei programmi scolastici. Non è una provocazione. Il progetto è stato portato davanti al Consiglio di Istituto che ha approvato. Chi ha trascorso con me gli anni di Liceo, ricorderà che questa proposta la avanzai anche io qualche anno fa. Adesso in varie realtà scolastiche è stata accolta con entusiasmo. Al "Berchet" per tre giorni, fra Sant'Ambrogio e Natale, con decine di ospiti ed esperti si parlerà di Pacs, Iraq, diritti...inoltre il Dirigente pensa anche ad uno scantinato da far gestire agli studenti per "trasformarlo" in una sala prove e ad una parete su cui dipingere. La motivazione? "Questa à un'opportunità preziosa per noi educatori. Cerchiamo di trasformare la scuola in un luogo più amicale. Il '68 è servito anche a questo". Si possono tranquillamente trovare anche soluzioni che vadano "oltre" o che , al contrario "si fermino prima". Comunque una novità su cui riflettere. Le "vecchie occupazioni" sono ormai un retaggio del passato, un elemento nostalgico di qualche genitore che sprona il figlio ad imitarlo, o anche il desiderio di qualche adolescente del duemila. Sicuramente "la vecchia occupazione" mantiene quel quid di romantico, di anticonformista, ma, appunto, anche di antico. Noi giovani dobbiamo provocare, soprattutto inventare, non è bello riprendere modelli del passato e riproporli uguali oggi. Viva la novità, viva anche il rischio (da esercitare con la testa sulle spalle, tradotto: non è necessario distruggere le aule, bruciare i registi o allagare i bagni per provare un nuovo "brivido"...). Novità, novità, novità. L'ultimo anno di Liceo, organizzammo un'assemblea dal titolo "Uno sguardo al passato per progettare il futuro". Bene, guardiamo, anche per organizzare i "nostri" spazi all'interno della scuola, al passato, ma teniamo bene in evidenza che la nostra dimensione deve essere il futuro. Buona domenica.

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domenica, 19 novembre 2006

il caffè della domenica  di Antonio Campati 

Prima di iniziare a scrivere questo post, ho fatto "un giro" sui siti delle agenzie di stampa, per leggere qualcosa in più sul tema che -molto brevemente- vado a trattare. Ieri a Roma si è tenuta una manifestazione "per il Medio Oriente" dove, alcuni manifestanti hanno urlato "L'Italia dall'Iraq deve andare via. Dieci, cento, mille Nassirya". Purtroppo non è la prima volta che "slogan" (fra tantissime virgolette) come questi vengono scanditi nelle pubbliche piazze. E poichè non è appunto la prima volta, si deve porre ulteriormente l'accento sull'accaduto. Questa mattina abbiamo potuto assistere in diretta sulla seconda rete nazionale, alle dichiarazioni di voto alla Camera sulla Legge Finanziaria. Tutti, anzi (ahimè) quasi tutti, hanno criticato giustamente lo "slogan" che ho riportato. Non basta. Altre volte, anche da queste righe, abbiamo condiviso l'opinione secondo la quale non bastano semplici dichiarazioni di indignazione per chiudere, in fretta, l'argomento. Ecco perchè, direi fortunatemente, sono andato a leggere qualche agenzia di stampa, perchè ne ho apprezzato una in particolare; il portavoce del Presidente del Consiglio ha dichiarato:  ''E' inutile continuare a nascondersi dietro frasi come 'erano pochi, erano quattro imbecilli', 'quattro teppisti'. Proprio perché erano pochi, è necessario che queste cose non si ripetano più, proprio perché sono pochi si vede chi ci sta dietro. E' ora che questi episodi finiscano".  Bene Sircana. Questi episodi non devono più verificarsi. Devono finire. Buona domenica.

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domenica, 12 novembre 2006

il caffè della domenica  di Antonio Campati

Chi è affezionato alla versione "seriosa" dell'appuntamento domenicale, salti questo primo paragrafo che è -per riprendere un'espressione di qualche post fa- un po' frivolo. Ho appena finito di vedere in televisione, su canale 5, un dibattito fra adolescenti che discutevano sulla fiction "i cesaroni", presenti i protagonisti della fortunata saga della rete Mediaset. Come ho tempo fa "confessato", anch'io seguo "i cesaroni", quindi mi sono trovato pronto a seguire la rubrica. La domanda cardine della conduttrice è stata: perchè seguite "i cesaroni"? Le risposte -in questo caso- possono essere tante e quindi vi rimando a quelle dei ragazzi di "buona domenica"; precedentemente anch'io mi sono fatto la stessa domanda e ho cercato, seppur sommariamente, di darmi una risposta. L'aspetto invece su cui volevo fermarmi e quello, diciamo, sociologico. Si è parlato di famiglia allargata. Ecco, uno degli aspetti delle fiction più recenti è quello di descrivere (a volte andando coraggiosamente -e giustamente- ben oltre il reale) la realtà quotidiana. Questo è uno dei fattori che determinano un grande successo di pubblico, l'identificazione. Nulla di nuovo, ovviamente. Ricordo un'altra fortunatissima fiction di Raiuno, in onda sempre la domenica sera, nella quale venivano raccontate le vicende, anche in questo caso, di una "grande famiglia": nonni, nipoti, zii, zie, amici... tutti insieme, si direbbe, appassionatamente. Un momento di svago, ma io aggiungerei, anche di riflessione: basta, molto semplicemente, ripensare alle serie di qualche anno fa, confrontarle con quelle di oggi, e notare le differenze che si sono consumate negli anni all'interno delle nostre realtà. Certo le fonti non sono quelle tradizionali, ma la bravura degli "osservatori" della società è frutto anche di queste -apparenti- forzature.

Bene, passiamo alla parte più canonica. Leggo sui giornali di stamane che il Presidente Prodi intende cambiare "linea comunicativa", decidendo "di fare di testa sua" perchè "la misura è colma". Naturalmente questo è tema che tratto esclusivamente producendo riflessioni molto semplici, al limite della banalità. Se questo nuovo corso comunicativo si concretizza con l'utilizzo di espressioni forti in pubblico o in occasioni ufficiali ("Il Paese è impazzito"), necessariamente si deve notare come il Presidente del Consiglio voglia mettere in pratica la stessa strategia comunicativa del suo predecessore, Silvio Berlusconi. Il tanto criticato Cavaliere veniva deriso e rimproverato quando utilizzava barzellette, battute, gesti non tipici per un primo ministro, perchè offendeva l'istituzione che rappresentava. Ebbene, pare che a Palazzo Chigi si vogliano, pressapoco, utilizzare le stesse coordinate. Certo una battuta colorita, nell'era della cominicazione, colpisce di più il pubblico (già troppo poco appassionato) rispetto ad una lunga, anche se lucida, relazione. Vedremo. Ma mi pare che non sia il primo aspetto che viene "copiato". Buona domenica.

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venerdì, 10 novembre 2006

la lezione del governatore.

Ieri il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha tenuto una lectio magistralis in occasione dell'innaugurazione del centesimo anno accademico della facoltà di Economia all'Università "La Sapienza" di Roma. Nella sua attenta riflessione, Draghi si è soffermato sul ruolo della scuola e dell'istruzione in generale. Partendo da considerazioni generali, ha toccato, con estrema chiarezza, i temi di scottante attualità che investono il mondo dell'istuzione. Riporto alcuni punti della sua riflessione. "Nel secolo scorso" -ha argomentato il Governatore- "la scuola e l'università italiane hanno sostenuto la crescita economica e civile del Paese; sono divenute meno elitarie, si sono progressivamente aperte alla società; educando milioni di cittadini che ne erano prima esclusi, hanno ridotto le disuguaglianze, ma hanno reso allo stesso tempo più difficile conseguire un elevato standard qualitativo". "I nostri problemi non dipendono da un ammontare inadeguato di risorse pubbliche destinate all'istruzione scolastica. La spesa per studente nella scuola dell'obbligo e in quella secondaria è anzi più elevata rispetto alla media dei Paesi dell'Ocse, per effetto non già di maggiori retribuzioni pro capite del personale docente, bensì di un più alto rapporto numerico tra docenti e studenti...". "Una efficace politica dell'istruzione deve conciliare l'eccellenza con l'equa diffusione delle opportunità di istruirsi nellamisura massima desiderata. Non vi è conflitto fra questi due obiettivi, purchè il soggetto pubblico persegua l'obiettivo di livellare le opportunità di partenza e compia scelte gestionali che permettano anche al mercato di selezionare l'eccellenza. (...) Garantire a tutti i giovani le medesime opportunità di successo nell' apprendimento, purchè si adoperino per meritarlo, è la chiave per innalzare insieme l'efficienza e l'equità nel campo dell'istruzione. (...) Nella scuola può essere utile aumentare la concorrenza fra gli istituti, sia nell'ambito pubblico sia in quello privato, con modalità e finanziamento che da un lato premino le scuole migliori e dall'altro trasferiscano risorse direttamente alle famiglie per ampliarne la possibilità di scelta" (...) Va eliminato l'incentivo perverso, per famiglie e scuole, a colludere nell'abbassare gli standard qualitativi dell'insegnamento, specialmentese il finanziamento rimane legato esclusivamente al numero di iscrizioni. (...) ilb.

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domenica, 05 novembre 2006

il caffè della domenica  di Antonio Campati

A Padova si conclude oggi il congresso dei Radicali. Daniele Capezzone non sarà rieletto Segretario. L'intraprendente (aggettivo che delinea perfettamente il personaggio) deputato dopo un duro scontro con il leader storico Marco Pannella, ha deciso di non ricandidarsi..."ringraziate che sono un bravo ragazzo, perchè se mi candidassi prenderei l'85% dei voti". Ebbi modo qualche anno fa di scambiare quattro chiacchiere con Daniele Capezzone. Io un carneade qualunque appena diciottenne e lui già segretario di un partito. Un incontro durato pochi minuti, ma che ricordo. Girovagava in maniche di camicia fra la gente, mentre molti si affrettavano a stringere la mano ai "più noti" che avrebbero preso parte con lui di lì a qualche minuto ad una tavola rotonda. Io chiacchieravo con amici e lui con la sua, ormani riconosciuta, "aria di bravo ragazzo" si avvicinò. Cominciammo a discutere. Come è facile immaginare, su diversi (forse molti) punti di vista la pensiamo in maniera completamente opposta, ma ho rintracciato in lui un profondo rispetto e, anche, una predisposizione che, francamente, non mi aspettavo, semplicemente per uno stupido pregiudizio.  Sicuramente se avessi modo di rincontrarlo ci parlerei. A volte, addirittura, mi sembra che con i radicali non abbia nulla a che fare, ma forse questo pensiero è anch'esso frutto di un pregiudizio negativo. Probabilmente, però, il risultato tutt'altro che brillante della Rosa nel Pugno nelle ultime elezioni è conseguenza anche di una strategia che Capezzone ha portato avanti e che si è dimostrata fallimentare. Rimarrà a ricoprire il prestigioso incarico di Presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera dei Deputati. Probabilmente lo vedremo un po' meno in televisione, ma la sua presenza, sicuramente, continuerà a farsi sentire. Con qualche idea, a volte, strampalata. Ma pur sempre un'idea sulla quale riflettere. Buona domenica.

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venerdì, 03 novembre 2006

Alcune sere fa, ascoltavo un'analisi molto superficiale durante un programma televisivo circa la "funzione" di blog come questo... si diceva -giustamente- che oggi la carta stampata non ha lo stesso ruolo che aveva qualche decennio fa. Oggi ci sono gli spazi virtuali dove noi scriviamo ciò che pensiamo su una determinata cosa, non attendiamo con trepidazione il commnento di un illustre editorialista. In parte è vero, però -almeno per quanto mi riguarda- è necessario tenere sempre presente il pensiero dei "venerati maestri". Sicuramente con questi spazi possiamo far conoscere ad un "pubblico" il nostro pensiero, ma nonostante tutto i giornali (necessariamente) devono continuare ad avere un ruolo centrale. ilb.

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