riflettendo su “i valori mutati della sinistra”.
Ieri il professor Ernesto Galli della Loggia ha scritto per il “Corriere della Sera” un editoriale non solo “bello” (piacevole da leggere), ma soprattutto “importante” (su cui riflettere). Galli della Loggia evidenzia quanto sia “ singolare come a volte la sinistra dimentichi in fretta i suoi eroi e le loro idee”. Ricorda un esempio per tutti: Pier Paolo Pasolini. La riproposta al lettore di alcuni stralci “essenziali” degli «Scritti corsari», pone, ancor prima di proseguire con la lettura delle riflessioni dell’editorialista, delle domande di fondo: un uomo come Pasolini lo dobbiamo considerare profetico? Assieme a lui altri? Cosa fare dei loro scritti, leggerli capitolo dopo capitolo per comprendere meglio noi stessi e -casomai- scovare, anche con un po’ di imbarazzo, qualche verità nascosta sia scomoda che piacevole? Ecco, inevitabilmente, occorre confrontare gli scritti con l’attualità. A detta di Galli della Loggia, proprio sulle, chiamiamole, “realtà profetiche”, la sinistra non vuole fare i conti, lasciando Pasolini “un santino da omaggiare, nulla di più”. I conti dovrebbero essere fatti con tre aspetti essenziali: la sinistra politica “è diventata per molta parte lo schieramento dei ceri medi dai valori individualistico-libertari”; il concepire questa constatazione come “conformista” “dal momento che quella è la posizione di gran lunga maggioritaria di tutta l’area occidentale”; che, infine, “sono coloro che in qualche modo vi si oppongono, a cominciare dalla Chiesa, a sostenere un punto di vista socialmente minoritario e dunque, se non altro per questo, più coraggioso”. Riflessioni che non si dovrebbero evitare e se si evitano è perchè probabilmente “toccano un nervo scoperto”. In effetti sono considerazioni che fanno a pugni con “l’idea che l’opinione media di sinistra ha di se”, un’idea fragile, “vacillante”, ma che non si vuole cambiare, che vuole a tutti i costi resistere. E adesso lascio spazio alle illuminati parole riportate testualmente: “un identità [quella della sinistra] che è obbligatoriamente sentita come quella di un’eterna minoranza sempre in lotta contro forze soverchianti, contro nemici agguerriti e potenti. Tutto l’immaginario della sinistra, tutte le autorappresentazioni fantastiche di sé (dalle canzoni, agli spettacoli di Dario Fo, al modo di presentarsi dei suoi menestrelli televisivi), tutto è in un certo senso costruito su questo presupposto eroico-minoritario. Esso serve a conferire grandezza e dignità morale, a far sentire sempre intimamente migliori dei propri avversari. (…) la sinistra invece ha un forte bisogno psicologico di sentirsi innanzi tutto buona. E, cioè, per l’appunto, di sentirsi sempre e comunque «contro», in minoranza, controcorrente nel mare della storia: paradossalmente anche quando, invece, essa naviga con il favore dei venti”. E quindi il rapporto con la modernità. Un rapporto difficile, non privo di conseguenze facilmente prevedibili e per questo non oggettivamente condivisibili. E, “dal bisogno di considerarsi essa sola destinata a recitare il ruolo di minoranza”, si espone “il suo non riuscire a intendere affatto lo obbiezioni della Chiesa alla ormai proclamata e ultramaggioritaria libertà moderna in tema di ingegneria genetica, di orientamenti sessuali e di cose analoghe: il suo travisare tali obiezioni facendole passare come espressione di un dogmatismo chiuso e nella sua arroganza potentissimo, mentre si tratta solo del disperato tentativo, mi pare, di limitare il dilagare distruttivo dei tempi”. Nota finale (personale): queste considerazioni -mi ripeto- devono essere lette nella loro profondità, per capire un po’ più noi stessi e ciò che ci circonda. Non gradirei fossero prese, come invece un certo modus operandi molto in voga ci invita a fare, come riflessioni “fuori dalla realtà” o peggio ancora frutto di un non meglio precisato “disegno”. E gia questa prima postilla finale la si può analizzare come “conseguenza storica” da apportare a ragionamento testè ricordato. Questo insieme di idee, infine, credo possano essere molto, e ribadisco molto, utili soprattutto per porre (finalmente?) le fondamenta del tanto “chiacchierato” Partito Democratico. Il “finalmente” con punto di domanda tra parentesi? Credo possa essere l’inizio di una futura serie di “idee”. ilb.