giovedì, 29 giugno 2006

“I vecchi strumenti di formazione e selezione dei gruppi dirigenti politici erano discutibilissimi, per carità. Ma l’idea di sostituirli affidandosi al virtuosismo mediatico, alla cooptazione dall’alto o addirittura al puro caso non mi sembra brillante. Non vorrei fare il teorico della via di mezzo, ma di mezzo, tra questi due estremi, c’è la politica. Questo della formazione della classe dirigente politica è un pendolo che è stato tenuto a lungo ad un estremo, poi di colpo è stato lasciato andare ed ha raggiunto l’estremo opposto: oggi sarebbe giusto che tornasse in una posizione intermedia. È logico che continui un po’ a oscillare, non che lo faccia così vistosamente. Io mi aspetto che il futuro non ci riservi né carriere sempiterne né uomini della società civile che si improvvisano dirigenti politici nel giro di poche ore senza fare un solo minuto di gavetta”. (Marco Follini).

ilb.

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martedì, 27 giugno 2006

riflettendo su “i valori mutati della sinistra”.

 

Ieri il professor Ernesto Galli della Loggia ha scritto per il “Corriere della Sera” un editoriale non solo “bello” (piacevole da leggere), ma soprattutto “importante” (su cui riflettere). Galli della Loggia evidenzia quanto sia “ singolare come a volte la sinistra dimentichi in fretta i suoi eroi e le loro idee”. Ricorda un esempio per tutti: Pier Paolo Pasolini. La riproposta al lettore di alcuni stralci “essenziali” degli «Scritti corsari», pone, ancor prima di proseguire con la lettura delle riflessioni dell’editorialista, delle domande di fondo: un uomo come Pasolini lo dobbiamo considerare profetico? Assieme a lui altri? Cosa fare dei loro scritti, leggerli capitolo dopo capitolo per comprendere meglio noi stessi e -casomai- scovare, anche con un po’ di imbarazzo, qualche verità nascosta sia scomoda che piacevole? Ecco, inevitabilmente,  occorre confrontare gli scritti con l’attualità. A detta di Galli della Loggia, proprio sulle, chiamiamole, “realtà profetiche”, la sinistra non vuole fare i conti, lasciando Pasolini “un santino da omaggiare, nulla di più”. I conti dovrebbero essere fatti con tre aspetti essenziali: la sinistra politica “è diventata per molta parte lo schieramento dei ceri medi dai valori individualistico-libertari”; il concepire questa constatazione come “conformista” “dal momento che quella è la posizione di gran lunga maggioritaria di tutta l’area occidentale”; che, infine, “sono coloro che in qualche modo vi si oppongono, a cominciare dalla Chiesa, a sostenere un punto di vista socialmente minoritario e dunque, se non altro per questo, più coraggioso”. Riflessioni che non si dovrebbero evitare e se si evitano è perchè probabilmente “toccano un nervo scoperto”. In effetti sono considerazioni che fanno a pugni con “l’idea che l’opinione media di sinistra ha di se”, un’idea fragile, “vacillante”, ma che non si vuole cambiare, che vuole a tutti i costi resistere. E adesso lascio spazio alle illuminati parole riportate testualmente: “un identità [quella della sinistra]  che è obbligatoriamente sentita come quella di un’eterna minoranza sempre in lotta contro forze soverchianti, contro nemici agguerriti e potenti. Tutto l’immaginario della sinistra, tutte le autorappresentazioni fantastiche di sé (dalle canzoni, agli spettacoli di Dario Fo, al modo di presentarsi dei suoi menestrelli televisivi), tutto è in un certo senso costruito su questo presupposto eroico-minoritario. Esso serve a conferire grandezza e dignità morale, a far sentire sempre intimamente migliori dei propri avversari. (…) la sinistra invece ha un forte bisogno psicologico di sentirsi innanzi tutto buona. E, cioè, per l’appunto, di sentirsi sempre e comunque «contro», in minoranza, controcorrente nel mare della storia: paradossalmente anche quando, invece, essa naviga con il favore dei venti”. E quindi il rapporto con la modernità. Un rapporto difficile, non privo di conseguenze facilmente prevedibili e per questo non oggettivamente condivisibili. E, “dal bisogno di considerarsi essa sola destinata a recitare il ruolo di minoranza”, si espone “il suo non riuscire a intendere affatto lo obbiezioni della Chiesa alla ormai proclamata e ultramaggioritaria libertà moderna in tema di ingegneria genetica, di orientamenti sessuali e di cose analoghe: il suo travisare tali obiezioni facendole passare come espressione di un dogmatismo chiuso e nella sua arroganza potentissimo, mentre si tratta solo del disperato tentativo, mi pare, di limitare il dilagare distruttivo dei tempi”. Nota finale (personale): queste considerazioni -mi ripeto- devono essere lette nella loro profondità, per capire un po’ più noi stessi e ciò che ci circonda. Non gradirei fossero prese, come invece un certo modus operandi molto in voga ci invita a fare, come riflessioni “fuori dalla realtà” o peggio ancora frutto di un non meglio precisato “disegno”. E gia questa prima postilla finale la si può analizzare come “conseguenza storica” da apportare a ragionamento testè ricordato. Questo insieme di idee, infine, credo possano essere molto, e ribadisco molto, utili soprattutto per porre (finalmente?) le fondamenta del tanto “chiacchierato” Partito Democratico. Il “finalmente” con punto di domanda tra parentesi? Credo possa essere l’inizio di una futura serie di “idee”. ilb.   

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domenica, 25 giugno 2006

il caffè della domenica     di antonio campati

“Qualcosa si farà: quanto

Sarà necessario.

Che cosa, non ha importanza”

                                               Antonio Porta "I Rapporti"

ecco, adesso pensate prima a un'idea, un desiderio, un sogno e poi...rileggete la frase. ilb.

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martedì, 20 giugno 2006

ilb (idee libere sul blog).

oggi ho ricevuto una telefonata da una cara amica. in ogni conversazione che si rispetti, soprattutto se i due interlocutori non si sentono da un pezzo, si ricordano inevitabilmente dei momenti passati insieme conditi da qualche "pettegolezzo", ma visti i tempi, ho specificato durante il colloquio, è meglio limitarsi...i telefoni sottocontrollo (pare) che non siano mai troppi. comunque, una piacevolissima telefonata.

segnalo l'inizio di un dibattito (mi auguro che si sviluppi nei prossimi giorni) aperto da ernesto galli della loggia domenica sul corsera sulla fine del cattocomunismo. un analisi molto interessante. ilb.

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lunedì, 19 giugno 2006

copio e incollo dalla pima pagina del "corriere della sera" di oggi. ilb.

La triste Europa dell’individuo senza ideali

di Francesco Alberoni

Molti filosofi e i sociologi sono convinti che il progresso umano consista in una sempre maggiore emancipazione dell’individuo dai vincoli della società, della religione, dei miti e dei tabù per cercare razionalmente la propria personale felicità. Io non ho mai creduto a questa concezione ed ho sempre sostenuto che la storia è il prodotto di due forze sociali opposte e complementari. Una è la trasformazione non solidaristica prodotta dalle scoperte scientifiche, dalle applicazioni tecniche e dal loro sfruttamento ad opera dei più disparati individui e gruppi. Essa produce progresso scientifico e sviluppo economico sregolato che distrugge i legami sociali tradizionali, la religione, svuota i villaggi, spezza la famiglia, genera individualismo e disordine. Osservando i suoi tempi Marx pensava che «l’anarchia capitalistica» avrebbe portato al crollo del capitalismo. Heidegger che la tecnica avrebbe sostituito Dio. Ma il crollo del capitalismo non è avvenuto e Dio non è morto. Perché? Perché, oltre un certo grado di disordine, si mettono in moto delle forze solidaristiche, cioè i movimenti collettivi politici, religiosi, sindacali, nazionali che fanno nascere altre fedi, altri valori, altri miti.

Ebbene, di queste due forze oggi in Europa operano solo le prime, quelle non solidaristiche. Di conseguenza si indeboliscono le religioni, le credenze, i valori tradizionali. L’individuo pensa a sé stesso, ai suoi interessi, alla sua felicità. Non sopporta vincoli, freni, non fa più figli, cura il proprio corpo con diete, ginnastica, protesi, cerca il sesso facile e senza impegni. Al contrario, in questo stesso periodo nei Paesi islamici prevalgono le seconde, cioè i movimenti collettivi che mirano a ricostituire la umma , la comunità dei credenti, a restaurare gli ideali e le virtù religiose antiche, sacrificano l’individuo e generano fanatismo e violenza. L’Europa si spegne nel cinismo permissivo, l’islam brucia nel rigorismo dell’utopia. Per trovare un bilanciamento dobbiamo guardare altrove. Agli Stati Uniti che conservano un’anima religiosa e ideale pur nel pragmatismo. Ma soprattutto a Paesi come la Cina e l’India che hanno ritrovato forza nelle proprie radici, nella propria tradizione, e slancio, ottimismo, fede nel futuro mentre assaporano il gusto della libertà individuale un tempo assente. Ed è questa giusta miscela che dà loro rigore, disciplina e forza, ma anche il gusto di rischiare, progettare, sognare e vincere.

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domenica, 18 giugno 2006

il caffè della domenica     di antonio campati

lasciamo alle nostre spalle una settimana intensa. si è conclusa con il pareggio della nazionale, si è aperta con qualche (solita) polemicuccia. oggi il corriere della sera pubblica in seconda e terza pagina alcune intercettazioni telefoniche, materiale dell'inchiesta che ha portato in carcere vittorio emanuele di savoia. ci mancava un caso così. ci siamo riposati poche settiamane dopo la lettura delle telefonate di luciano moggi e adesso ci "distraiamo" con quelle dei reali (e non). la prudenza in questi casi non è mai tanta, ma pare che chi diffonde queste registrazioni non abbia neppure un barlume di prudenza. credo che troppo spesso cadiamo nel gossip. un nuovo sport di casa nostra, evoluzione del più antico pettegolezzo. la giustizia, come si dice, deve "fare il suo corso", ma troppo spesso un circuito mass-mediatico si ritrova puntualmente, con precisione invidiabile, ad anticipare il verdetto. i giornalisti (categoria che -credo sia ovvio- ammiro particolarmente) deve "fare" il suo dovere, ma con discrezione. certo, lo notizia bomba non la si può sempre riporre nel cassetto, anzi. il "problema" non sono affatto i giornalisti, come troppo facilmente ci si vuol far credere. attendiamo con ansia la conclusione. ci auguriamo che l'invito del ministro della giusizia non cada invano, anche perchè sotto l'ombrellone non vogliamo leggere i dossier dei savoia, ma -come oramai da consuetudine- vogliamo sollazzarci con qualche notizia "leggera". tanto le vacanza durano meno di un mese.    ilb.

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giovedì, 15 giugno 2006

chiarezza.

occorre fare chiarezza. subito. altrimenti, come da mosca profetizza il ministro mastella (ma non è il solo, perchè i "dubbi" covano anche fra gli insospettabili), "questo governo non arriverà a mangiare il panettone". l'ultima goccia caduta nel bicchiere (quasi pieno) è, solamente in strettissimo ordine cronologico, quella del gay pride in programma a torino sabato prossimo. manifestazione alla quale hanno aderito ufficialmente il presidente della camera e il ministro bonino. contemporaneamente sono sul banco del governo, la politica estera, la "questione" bioetica, la ancora non sopita "spartizione" degli incarichi ministeriali. tutte questioni di primo piano. "c'è il programma, quello deve essere rispettato". bene, ma questo programma su quale punto è chiaro, tanto da essere "rispettato"?  ha ragione il presidente prodi: più sobrietà, nessun ministro parli per manie di protagonismo, occorre dosare le dichiarazioni e, soprattutto, sorridere.  parole giustissime (salvo contraddirle, ma lo giustifichiamo, come ha fatto con l'intervista al quotidiamo tedesco, un po' "folkloristica"). occorre dare atto ad un politico navigato e di alto spessore come giuliano amato, del fatto che -pur ricoprendo un ruolo prestigioso nella nuova compagine governativa- non è scivolato su qualche domanda troppo insidiosa dei cronisti. ma torniamo all' oggetto. tutti vogliamo un governo stabile per il nostro paese. è un concetto talmente ovvio da diventare banale. ma ecco il punto. la banalità. tutto è ridotto ad un grande polverone, per cui meno si vede meglio è. non va bene. invochiamo, ancora una volta, la chiarezza. speriamo che il nostro desiderio ( non impossibile) possa essere esaudito. al più presto. ilb.

 

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mercoledì, 14 giugno 2006

COSA SI NASCONDE DIETRO AL TIFO.                             

 

E così sono arrivati i mondiali. i tifosi di tutto il mondo vivranno un mese di passione, incollati al televisore, ognuno a sostenere la propria squadra e i propri giocatori. noi in italia, a dir la verità, non abbiamo molto da essere contenti, per i noti fatti di calciopoli, tuttavia per l' incrollabile fede che ci sostiene, o forse più semplicemente perchè siamo dei drogati del pallone, puntualmente lunedì sera eravamo a guadare la nazionale. tutti con un tricolore e esultanti dopo i goals degli azzurri. a dir la verità non esattamente tutti, si perchè in italia c'era chi sosteneva i giocatori africani e sperava in un risultato a sorpresa. non erano i numerosi immigrati ghanesi presenti nel nostro paese ma gli esponenti di quella che si autodefinisce sinistra alternativa. loro erano i primi a simpatizzare per la squadra africana e a sperare in un risultato che non confortasse le previsioni. posizione più che legittima considerando che sono in molti a pensare che una figuraccia ai mondiali servirebbe a non far dimenticare le vicende italiane e a sopprimere sul nascere le proposte di amnistia per i coinvolti di calciopoli.quello che lascia interdetti sono le motivazioni addotte per giustificare una cosi opinabile presa di posizione:"Sarebbe la rivincita dell' Africa", "Segnerebbe la vittoria del terzo mondo sull' occidente grasso e arrogante", "Una lezione per i nostri giocatori miliardari". ora, quello che sorprende è che a questi cliché dell' uomo di sinistra internazionalista sempre e comunque, si pieghino non i primi appartenenti ad un qualunque centro sociale ma artisti e politici di primo piano. anche loro sono prigionieri di schemi mentali limitanti alla produzione di liberi pensieri che non accrescono l' individuo ma anzi lo incatenano ad interpretare un determinato ruolo. da uomo a sinistra e non di sinistra trovo irritante l' assumere certi comportamenti, come trovo fuori luogo la richiesta da parte della sinistra radicale e pacifista di ritirare le truppe dall' Afghanistan. sono d'accordo con chi scriveva tempo fa sul corriere della sera che per troppo tempo la sinistra europea per sventolare il vessillo della pace o lasciato per terra quello del rispetto dei diritti umani,

ma questo è un altro tema.

 

MARCO CANCI

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martedì, 13 giugno 2006

la ragazza del secolo scorso.

pierluigi battista ieri, sul corriere, ha dedicato la sua rubrica "particelle elementari" a rossana rossanda, una (forse, la) favorita nella corsa annuale per ricevere l'ambito "premio strega". oggi la rossanda risponde a battista. il vice-direttore del corriere aveva, tra le altre cose, fatto notare che l'autrice de "la ragazza del secolo scorso" aveva (volutamente) omesso  nella sua biografia le forti pressioni che aveva esercitato su giangiacomo feltrinelli per non far pubblicare <<il dottor zivago>>. la rossanda risponde per le righe che non è affatto vero e di rimando, battista pubblica il testo di una lettera che la rossanda ha inviato nel lontano 1957 a Mario Alicata nella quale si legge "resta, eventualmente, il problema di far sentire ufficialmente a F. come personalmente ho fatto io e forse altri, che ha passato il segno. mantengo l'opinione che questo potrebbe avvenire in forme regolari a Milano, e perfino nella sua cellula: ma sono la sola a pensarla così; un biasimo della cellula, duro, sarebbe la cosa a mio avviso più pedagogica, per lui e per tutti". battista avrebbe, insomma, inserito la "pagina mancante". nel complesso però, fuori da ogni "polemica" giornalistica o presunta tale, che comunque, in qualsiasi contesto, è interessante da seguire per scoprire un qualcosa in più dei nostri autori, il mio giudizio complessivo sull'opera della rossanda è positivo. ho comperato e letto il libro appena uscito nelle librerie. migliaia di italiani lo hanno acquistato, perchè, da quando è uscito e rimasto credo sempre in classifica, quindi ha avuto un ottimo riscontro di pubblico. "non è un libro di storia" come chiarisce subito l'autrice. la ricostruzione di una storia personale, ho capito qualcosa di più del pci, dei suoi schemi, delle sue posizioni, del modo "di vedere il mondo", per dirla con una frase fatta. tanto per strappare qualche pagina dal libro: "il pci non avvertì le modifiche della costituzione materiale del paese o temette di esserne incalzato, nè il mutamento della soggettività sociale -penso che aldo moro lo abbia capito più che le botteghe oscure" (pag.268); "il potere è una passione e la sua più tremenda tentazione è il poter fare" (pag.222); "una misurata non comunicazione è il cemento degli affetti" (pag.231), frase quest'ultima che ha sottolineato anche marco follini ricordandola in un intervento pubblico e, con una all'apparenza snobista citazione, ha inviato un messaggio politico molto importante nel particolare contesto che si stava consumando. queste poche citazioni non servono, praticamente, a nulla. sono un piccolissimo omaggio a questo libro. un libro che ha il pregio di non aver celebrato un periodo, un ideale, un partito (anzi), ma nonstante ciò è nato da una persona che fa trasparire passione, misurata con saggio realismo. appena eletto il nuovo presidente della repubblica, subito sono andato a risfogliare le pagine de "la ragazza del secolo scorso": pag 322 (la prima che mi capita sotto mano con il nome di napolitano), si parla dell' XI congresso del partito "vi resisteva la destra -così ormai la definivo- che con amendola, giorgio napolitano, gerardo chiaromonte a altri non cessava di puntare alla fusione di comunisti e socialisti o niente". tempo fa c'era una rubrica "la storia con i se...". se avesse "vinto" la linea di amendola, napolitano, chiaromonte, che cosa serebbe successo? ad una domanda così ardita ha risposto, se non erro, il direttore del corriere paolo mieli il giorno dopo l'elezione del nuovo capo dello stato. vi rimando a quel lucido intervento. intanto il 6 luglio al ninfeo di villa giulia a roma  si concluderà l'iter per l'assegnazione del premio strega. una serata mondana, ma anche di letteratura, così almeno mi è sembrata due anni fa quando vi partecipai con alcuni compagni di liceo. aspettiamo il vincitore. ma, diciamo così, la rossanda su qualche fronte ha già vinto. ilb.

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domenica, 11 giugno 2006

 il caffè della domenica     di antonio campati

ma che diamine è successo nel cuore di pescara qualche notte fa? uno scandalo, anzi, diciamolo, uno schifo. una ragazza violentata da tre (o quattro) balordi. è inutile utlizzare "frasi fatte", ma un po' di riflessione non guasterebbe. intanto si è conclusa un'altra settimana e con essa si è consumato definitivamente un altro anno scolastico. buone vacanze. noi universitari aspettiamo ancora trepitanti il riposo (fra più di un mese circa!). si discute (ancora) sul ruolo dei nostri contingenti in iraq e afghanistan. chi prima arriva illustra la sua analisi. sarebbe bello raccogliere le espressioni con le quali gli esponenti del governo descrivono, ciascuno a proprio modo e ciascuno guardando (forse giustamente) al proprio orticello, ciò che fanno i soldati italiani all'estero. ma, per rilassarci, gli argomenti non mancano. sono iniziati i mondiali di calcio in germania. viva (per non utilizzare "forza" altrimenti si farebbero facili ironie) italia. dai, dopotutto...facciamo finta, ma solo per una novantina di minuti, che non sia successo niente e auguriamoci che gli aerei che dovranno riportarvi in italia accendano i motori per ultimi, rispetto a quelli dei vostri colleghi. l'estate si avvicina, si bruciano tante cose in queste ore, meno che le pelli dei bagnanti perchè il sole fa il timido e, in molte regioni, non vuole uscire. ci auguriamo sempre più ordine, ma già questo post dimostra che anche il disordine non ci dispiace. buona domenica. ilb.

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