pareggio
È doveroso precisare che queste riflessioni sono state scritte il 13 aprile e che per ragioni “tecniche” non sono state pubblicate. Ilb.
Come facilmente prevedibile il pareggio è arrivato. E, quindi, non ci sono né vincitori né vinti, o, se la situazione la si vuol guardare al rovescio tutte e due gli schieramenti hanno vinto. Chi avrebbe scommesso su una differenza di voti così sottile? Persino (!) gli scommettitori inglesi avevano puntato pochissime fortune su una possibile rimonta del Cavaliere. È vero, al Senato si era parlato di pareggio, ma alla Camera proprio no. La strategia di Berlusconi ha pagato ancora una volta: è riuscito a mandare al voto molti indecisi che cinque anni fa avevano votato per lui ed ora volevano astenersi. L’utilizzo dei metodi “populisti” ha, nel bene e nel male, portato dei frutti. L’Unione non si aspettava un risultato come quello ottenuto realmente dalle urne. Credeva di aver staccato per vari punti percentuali il cav. ed ha sbagliato. Francamente la manifestazione di gioia alle tre del mattino con le bandiere e le canzoni poteva essere rinviata -semmai- al giorno seguente. Comunque, nella Cdl, FI è scesa rispetto al 2001, ma è salita notevolmente -soprattutto nelle realtà locali- rispetto alle elezioni europee e regionali, AN ha mantenuto sostanzialmente i voti che aveva in dote, mentre l’UDC ha fatto un notevole balzo in avanti rispetto alle precedenti politiche e comunque ha continuato il suo cammino sulla strada che lo vedeva crescere ogni volta di più da tre anni a questa parte.
La Lega
-stando alle parole dello stesso Bossi- poteva fare di più, comunque rispetto al dato dei cinque anni fa è, seppur di poco, cresciuta. Dall’altra parte il dato più evidente è il mancato successo -tanto auspicato- della neonata Rosa nel Pugno, ma nonostante ciò porta a casa poco meno di venti deputati alla Camera.
La Margherita
è rimasta un po’ bassina assieme ai DS che, come primo partito della coalizione, avrebbe dovuto rafforzare i suoi consensi. La novità -neppure tanto inaspettata, in verità- è rappresentata dall’ottimo risultato di Rifondazione Comunista. Una forza che farà sentire la propria voce all’interno dell’Unione. La presenza con delle proposte politiche e non della sinistra cosiddetta “più estrema” c’è ed è importante, quindi la previsione prima del voto era ampiamente fondata. In questa geografia così variegata per molti aspetti, nulla è dato per scontato: davanti a noi abbiamo un periodo con contorni poco chiaramente delineati. Chi dovrà avere l’incarico di creare il governo? Alcuni dicono, né Prodi né Belusconi. In effetti l’Italia è divisa matematicamente in due. La polarizzazione del voto ha portato a questa chiarissima nettezza. A chi sostiene che si debba ritornare al voto, rispondo che potrebbe essere una ipotesi anche percorribile, ma ad una condizione: il tempo che ci dovrebbe separare dalle nuove consultazioni dovrebbe necessariamente servire a riorganizzare le coalizioni. Riorganizzare significa anzitutto che non si dovrebbero ripresentare agli elettori così come hanno fatto adesso, perché abbiamo fin troppo bene compreso che ci sono due coalizioni eterogenee al loro interno, il che significherebbe che in caso di nuove elezioni il risultato paradossalmente potrebbe tornare ad essere di perfetta parità. Riorganizzare però non deve significare inciuci. Si potrebbero fare degli esempi sui modelli europei, ma pare che questi “modelli europei” li consideriamo ad intermittenza, in base alle convenienze. Devo, necessariamente, concludere nello stesso modo con il quale chiudevo qualche giorno fa: occorre attendere… . Ma questa seconda attesa dispone di importanti elementi in più sui quali ragionare. Ilb.