martedì, 28 febbraio 2006

nota

di ritorno dalla "pausa" abruzzese, ci sarebbero molte cose da raccontare. qualche notizia di gossip politico la trascuro per questa volta..., ho conosciuto vari "dottori"...ho rivisto qualche amico (non tutti quelli che avrei voluto rivedere)...ho visto qualche (un) film al cinema. a proposito il film è "notte prima degli esami". l'ho visto seduto fra un'aspirante tenore che ha cantato tutta la colonna sonora del film dal vivo per il pubblico in sala e un grande amico (anche grande elettore?!?). un bel film, nulla di totalmente originale, ma piacevole. lo schema sembra ormai sempre quello: lui bel ragazzo che è innamorato pazzo di una lei conosciuta ad una festa, ma lei non comprende (o non vuole), la grande bella città, attici da togliere il fiato, il professore sessantottino che racconta le sue esperienze, la nonna, i "soliti" problemi. ma questi film fanno riflettere. lo dico soprattutto a chi li snobba (si dice così?). la serata del cinema è proseguita. dico è proseguita perchè rischiava di fermarsi per un "inconveniente" dovuto a manovre direi troppo azzardate.....................!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! . ilb.

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giovedì, 09 febbraio 2006

Il compagno f(f)austo

 

 

Sergio Romano è intervenuto sul Corsera in difesa di Fausto Bertinotti. Ha fatto molto bene. I compagni di coalizione hanno chiesto al leader di Rifondazione di invitare alla prudenza i sostenitori dei movimenti, delle associazioni no-global, della sinistra radicale per non creare “disturbi” alle Olimpiadi che in queste ore stanno avendo l’inizio ufficiale a Torino; sollecitazione giunta a seguito di episodi francamente spiacevoli che si sono consumati nei giorni scorsi. Romano ha ricordato l’essenzialità di Bertinotti per la vittoria del centrosinistra. Rifondazione Comunista non è – per lo meno non dovrebbe essere – un ingombro per il centrosinistra (o unione o ulivo): serve a far vincere le elezioni ma spesse volte crea imbarazzi. Ultimo la candidatura di uno dei leader dei no-global che ha diviso la coalizione guidata da Romano Prodi: Mastella, Cacciari, Pansa da una parte, Diliberto, Berillo e Cento dall’altra. Una coalizione non può vivere ( o meglio sopravvivere) se è legata (!) da un accordo che va da Mastella a Casarini. Questo non è un argomento “da campagna elettorale”. In Germania la coalizione socialdemocratica non ha riproposto agli elettori una unione con la sinistra più radicale perché gia in partenza consapevole del fatto che, in caso di vittoria, non si sarebbe potuto formare un governo capace di governare (scusate il bisticcio di parole). E in Germania, tra l’altro, non ci sono neppure coalizioni eterogenee come quelle di casa nostra. Comunque sabato verrà firmato il programma dell’Unione, vedremo come andrà a finire. Per le sorprese, in tutti i sensi, in entrambi gli schieramenti, vi do appuntamento all’ undici aprile. ilbalenottero.

 

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martedì, 07 febbraio 2006
Come destreggiarsi tra due modi diversi di comandare
di
Francesco Alberoni
Vi sono delle persone che, in qualsiasi ambiente sociale vengano messe, dopo un certo periodo di tempo diventano dei capi. Ma possono farlo in modo totalmente, radicalmente opposto. Le persone del primo tipo si impongono, senza nemmeno che gli altri se ne accorgano, perché sanno risolvere problemi che appaiono insolubili, vedono possibilità dove sembra non ci sia nulla da fare, inventano soluzioni a cui nessuno ha mai pensato, indicano una meta vincente. Inoltre, sanno parlare, sanno trattare con la gente, sanno convincerla, motivarla, elogiarla e rimproverarla in modo equo.
E, nei momenti di pericolo, non scappano, affrontano il nemico e le difficoltà senza paura. Guai al generale che si mostra incerto e dubbioso. Per questi motivi la gente si rivolge a loro, li ascolta, li segue. Questo tipo di capi naturali puoi metterli in mezzo a un deserto, da soli, e dopo poco avranno raccolto attorno a sé una banda, organizzato un villaggio, una scuola, una impresa turistica, ma qualcosa avranno fatto. Non è detto poi che conservino a lungo il loro potere. Alcuni si battono per farlo. Altri, pensiamo a Garibaldi, finita l'impresa, lasciano. Il secondo tipo di persone che diventano sempre dei capi sono esattamente l'opposto delle prime. Mentre queste sanno creare dal nulla le cose, costoro invece hanno bisogno che esista una struttura, una impresa, un ente, una fondazione, una qualsiasi entità in cui ci siano delle cariche da occupare.
E allora a poco a poco danno la scalata, con alleanze, intrighi e tradimenti, aiutando uno ad arrivare in un certo posto, facendo un favore a un secondo, ricattando un terzo, diffamando o minacciando chi giudicano pericoloso, corrompendo gli altri, finché non riescono ad avere la nomina desiderata. Allora eliminano immediatamente tutte le persone autonome, capaci di pensiero indipendente e si circondano di complici. Non gliene importa nulla di come funziona ciò che governano, gli interessa solo tenere stretto, non mollare il potere conquistato. Naturalmente le persone di questo tipo si trovano più facilmente nel settore pubblico o para-pubblico, perché nelle imprese private presto o tardi devono rendere conto dei risultati. Naturalmente fra questi due casi estremi vi sono tutti i casi intermedi. Però è bene ricordare i tipi puri perché, quando incontrate una persona ad un posto di comando, domandatevi sempre se si avvicina più al primo tipo o più al secondo. È utilissimo saperlo.
06 febbraio 2006
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mercoledì, 01 febbraio 2006

La mancanza di responsabilità

Cosa manca oggi all'Italia? Il senso di responsabilità. Non si vuole scrivere una predica inutile, si vuole solamente sottolineare una grave mancanza che è evidente, che provoca situazioni francamente evitabili. Faccio il mio ragionamento partendo da un esempio banale: quando al liceo si eleggono i rappresentanti di classe, i prescelti hanno - generalmente - l'onere (e nessun onore) di interloquire con i professori. Se la discussione porta "vantaggio" agli studenti, tutto bene, ma se la bilancia pende a "vantaggio" dei professori, apriti cielo... . Non è una banale situazione  tipica, ma il più delle volte rappresenta il segno tangibile di come sia latitante il senso di responsabilità. Tutti vogliono tutto al più presto e senza fare nessun minimo sforzo. Nessuno comprende che se le cose non sono andate come si sarebbe voluto, la "colpa" non è di uno (a volte, naturalmente), ma delle circostaze, cioè di tante cose messe assieme. Se l'esempio è stato poco convincente ricorro ad un altro sempre preso in prestito dal campo scolastico: viene affidato un lavoro di gruppo a determinate persone o sono le persone stesse che si fanno avanti; ebbene, il più delle volte i lavoro viene svolto da pochissime persone rispetto al numero di partenza. Queste situazioni passano quando si è piccoli, ma con il passare degli anni (e quindi delle esperienze) la situazione è un po' più complessa... . Tralascio le situazioni similari quando ci si trova in contesti lavorativi. Ma sono speculari nella sostanza a quelle che accadono tra ragazzi o anche tra bambini. Qualcuno ha tentato di dare anche una ragione storica a questa mancanza, ma credo sia quasi impossibile fare delle considerazioni condivise da tutti. Saranno probabilmente considerazioni banali queste, ma possono far riflettere. 

Franco Schiavese.

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