Come promesso, pubblico la lettera di un mio amico milanese.
Buona lettura! Ilb.
Caro balenottero,
chiedo ospitalità sul tuo blog per fare delle riflessioni che potrebbero sembrare ovvie, ma dal mio modesto punto di vista non lo sono affatto. Premetto che per scrivere questa lettera non ho indossato il cappello del moralista di turno. Non ne sono in grado e la mia giovane età non me lo consentirebbe neppure. Di qui a qualche mese si svolgeranno le elezioni politiche. Purtroppo la campagna elettorale è cominciata in largo anticipo e con essa inevitabilmente anche quella che nel gergo dei tecnici, in questi anni, è chiamata la “campagna acquisti”. Molti – fin troppi – cercano riparo sotto l’ombrello del presunto vincitore di turno. Oramai è un’abitudine consolidata e appunto per questo se non si corre al riparo subito, rischia di diventare obbligatoria consuetudine. L’ideologia che sostiene la fine delle ideologie è spesso utilizzata per giustificare i cosiddetti “cambi di casacca”. Ad essa va aggiunta la anormale situazione che si verifica in Italia dove persone con le stesse aspettative, con gli stessi, tanto blasonati, valori si trovano divisi in due poli differenti. Ma entrambe queste nobili ragioni non sono condizioni sufficienti e necessarie per, come dire, “giustificare” scelte non sempre meditate. La decisione del singolo va comunque sempre rispettata, ma non si può omettere il sospetto che induce a pensare che il passaggio avviene non per ideali e valori ma per – diciamola questa brutta parola – opportunismo. Occorre tornare a ragionare politicamente, rispolverando, anche se non troppo, lo spirito di appartenenza al partito, il che oggi potrebbe equivalere a rimanere e militare con orgoglio nel partito anche quando questo non naviga in buone acque, anche perché se ci si vuole misurare con gli altri e studiare il proprio indice di passione e capacità politica si deve rimanere e “combattere” nel proprio partito. Conosco tanti amici che hanno cercato di rimanere nel partito in cui militavano e sono, anche se dopo tante difficoltà, riusciti ad affermarsi con, credo io, maggiore soddisfazione di quanto ne avrebbero provata se fossero fuggiti in altri lidi. Franco Schiavese

