sono sincero: questo "pezzo" era destinato al numero del giornelino d'Istituto che sarebbe dovuto uscire oramai mesi fa. lo pubblico sul blog, con la promessa di convincere - se ce ne sarà bisogno - una cara amica a rendere nota a tutti la prima pagina che aveva scritto perchè merita un'approfondita e meditata lettura soprattutto - ma non solo - da parte di chi frequenta o ha frequentato il glorioso liceo. ilb.
Un particolare fascino
Il potere affascina. Il “potere” inteso, prendendo in prestito la definizione che Tullio De Mauro inserisce nel Dizionario di lingua italiana da lui curato, come “autorità suprema nell’ambito di un gruppo, di una comunità, di uno Stato”. Il potere non deve essere letto come un capitolo cinico e viscido della storia dell’uomo, anche se può assumerne questi toni, ma (ahimè), anche in questa circostanza, è sempre l’uomo che lo fa cadere brutalmente in una oscura rupe. Probabilmente il potere logora proprio chi non lo detiene, ma la voglia di essere in grado di influenzare le scelte e le opinioni altrui, scaturisce da quella che già Sant’Agostino definiva “libido dominandi”, la libidine del potere (uno dei primi esempi, fra l’altro, di accostamento della politica al desiderio sessuale). Fin da bambini, nel gruppo si va via via definendo la leadership. Spesso il più furbo, il più astuto, ne assume le redini, salvo poi, a volte, rimanere buggerato dal soggetto silenzioso e calmo, ma riflessivo, che risulta molto più influente rispetto al “capo banda” di turno. Nel corso degli anni che portano alla crescita, la parola potere viene cancellata dal vocabolario se non, a volte, considerata come sinonimo di degradazione, corruzione, malaffare. Sintomo questo di un consolidato luogo comune che ha trovato radici nella maggior parte dell’opinione pubblica. Invece, soprattutto alla nostra età, facciamo spesso i conti con il potere, ma lo mascheriamo, per nominarlo, con sinonimi, anche fra i più ricercati. Anzitutto il potere una volta avutolo – grazie ad una legittimazione democratica - occorre saperlo gestire; cosa questa non di poco conto. Spesso molti hanno titolo per decidere, ma non sono in grado di utilizzarlo nel modo opportuno, appunto perché il potere, a opinione di molti, dovrebbe essere in mano a chi possiede una cosiddetta “ascendenza personale”. Naturalmente, qui non si discute della distinzione dei ruoli all’interno di una società, comunità o Stato, ma si invita a riflettere sulla condizione che, a volte, si crea in diversi ambiti, nei quali si rischia sempre di gridare all’abuso di potere e alla mal gestione dello stesso. Occorre sfatare il luogo comune sopra riportato – il potere nell’accezione esclusivamente negativa - per garantire un buon funzionamento dell’apparato che da esso dipende. Allo stesso modo, però, non bisogna permettere che di esso se ne faccia un uso lascivo, bisogna vigilare attentamene, per non farlo diventare instrumentum regni tramite il quale eccedere in peggio. ilbalenottero

