"E se 'l mondo là giù ponesse mente
al fondamento che natura pone,
seguendo lui, avria buona la gente"
(Dante, Paradiso, canto VIII, 142-144)
"E se 'l mondo là giù ponesse mente
al fondamento che natura pone,
seguendo lui, avria buona la gente"
(Dante, Paradiso, canto VIII, 142-144)
Con molto piacere ho notato come la frase di Prezzolini ha scatenato riflessioni. Caro stayrude, l'onestà non si baratta, è vero. Chi ti parla non cerca mai (e fino ad oggi spera di esserci riuscito) di sacrificarla sull'altare dell'opportunismo. Per la (a volte) rigida onestà, ne ho prese di batoste, ma non fa niente. Si cresce. Il moralismo nella sua accezione negativa non piace neppure a me, ma la morale, come tu ben sai, è altra cosa ed ha un margine di attenzione notevolmente più ampio. Caro Gian Filippo, la tua , fammelo dire, "semplice riflessione", letta metaforicamente, è condivisibile. Bravo, una riflessione che fa riflettere (scusa il gioco di parole). Buon sabato e buona domenica.
[in politica] se avete successo, anche disonestamente, tutti vi approvano. Se fallite, anche con onestà, tutti vi ridono dietro. (Giuseppe Prezzolini)
"Ieri come oggi il libro è appannaggio di una minoranza. La differenza è che ieri quella minoranza era l'aristocrazia del paese; oggi il lettore di libri è considerato un minus habens, uno sfaccendato, un marginale, una casalinga, un pensionato, un lavoratore part-time o parassitario. Un disadattato, con problemi di socializzazione e di aggiornamento, che ha tempo da scialare perchè il suo tempo non vale nulla, non avendo nulla di meglio da fare che leggere. Il libro è considerato dal vitalismo biologico imperante un surrogato impotente di vita; quel che non si riesce a vivere, lo si legge". M.V.
Condividi? Sinceramente c'è molto di provocatorio nel riportare questo passo. Non condivido completamente quanto riportato, anche perchè "libro è abbreviativo di libero, librarsi è un verbo che indica innalzarsi e anche l'arte di amare il libro; e nel leggere basta far scivolare l'accento alla vocale successiva per involarsi nel segno della leggerezza" (M.V.)
Ormai siamo una famiglia, al prossimo comitato propongo di tenere le lezioni via pc. Si apre una grande, nuova esperienza. Nei prossimi giorni, mi impegnerò ad inserire vari link anche sulla mia pagina. ilbalenottero
Anche il caro Marco ha aperto la sua pagina ed in un commento mi dice che aspira ad essere un componente della prima categoria della sinistra. Chi legge, giustamente non può immaginare di quale categoria stia parlando, ma adesso cerco di rudurre ai minimi termini la questione. La ripartizione della sinistra in tre categorie o gruppi è tutta personale, anche se si possono ravvedere elementi di contatto con riflessioni ben più ampie e approfondite. La prima categoria è il "regno" dell'intellighenzia: gli intellettuali, le menti critiche, storici e via dicendo. La seconda è rappresentata da tutti quelli che si ravvedono nei programmi del PSE, che, insomma, programmano una sinistra di ampio respiro, che non dimentica il passato, casomai lo rilegge, ma che ha come obiettivo quello di costruire una valida alternativa per il governo del Paese; questa, a mio avviso, dovrebbe essere la parte maggioritaria in grado di raggiungre assieme alla prima un buon bilanciamento. La terza categoria è quella che fa riferimento alla sinistra che ancora è ancorata a schemi del passato, che non vuole ammettere evidenti errori, che non può contribuire ad una crescita della sinistra in Italia e in Europa. E' la sinistra della misrificazione facile e gratuita.
Mi auguro che Marco possa far parte della prima categoria, perchè ha tutte le carte in regola per entrarvi. Ad maiora semper! (Grande Marco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)
"Ai giovani voglio dire che mi rendo conto del proprio disagio e che sinceramente comprendo la loro aspirazione a modificare in meglio il mondo che li circonda. E' certo che hanno diritto ad una scuola più aperta, più moderna, e che la nazione non può permettersi di specare i talenti. Dicano, dunque, dicutano, si organizzino, per affermare i loro principi, le loro aspirazioni, ma non si isolino, non si considerino una casta fuori dalla comunità e soprattutto non disprezzino, per un eccesso polemico tutto ciò che è stato fatto. Forse non è molto, ma speriamo di consegnare loro un paese migliore di quello che noi stessi abbiamo ereditato. Nell'ultima lettera di un poeta che andava alla guerra e a morire, Giosuè Borsi, si legge: io volgio combattere per un'Italia più buona. E' un sentimento che può guidarci anche oggi".
15 maggio 1968
Aldo Moro
Colgo l'occasione, pubblicamente, per rispondere a delle riflessioni che mi induce a fare Antonello da quel di Milano.
Caro Antonello, la destra ritengo di conoscerla in minima parte, non perchè la consideri meno importante della sinistra o del centro, ma non mi ha nai appassionato la cronaca della sua genesi; però seguo costantemente l'evolversi delle circostanze contemporanee. Il sito che mi poni in attenzione è senza dubbio interessante, ma solo esclusivamente sotto un punto di vista storico. Con molta sincerità penso che il "conoscere" la storia della destra non debba far pensare di riproporre formule nostalgiche oggi. Sarebbe veramente molto dannoso, perchè, con buona pace di tutti, riproporre il passato nel nuovo è impossibile, oltre che, appunto, antistorico. Penso, invece, che si debba seguire la strada di una destra democratica, europea, diciamo pure, forse impripriamente, moderna; ciò che ha tentato di fare da Fiuggi ad oggi Gianfranco Fini. Mi auguro che dopo essere diventata destra "di governo" la destra possa continuare il suo processo evolutivo ( e non fraintendere questo termine) nel futuro, per alzare ulteriormente - perchè ne abbiamo bisogno - il livello democratico del nostro Paese, per il bene di tutti. Ti saluto, Antonio