buona lettura!
Abruzzo. Analisi post-voto.
Il risultato delle elezioni regionali “straordinarie” abruzzesi in parte era prevedibile, in parte affatto. È bene soffermarsi su due aspetti in modo distinto – il forte astensionismo e il risultato politico. Il primo aspetto è sicuramente la parte di analisi prevedibile (si è recato alle urne il 52,97% degli aventi diritto a fronte del 68,58% della precedente consultazione elettorale), per una serie di ragioni. Una consolidata (e in molti contesti veritiera) vulgata denuncia da più mesi un crescente distacco dei cittadini dalla politica; non è questa la sede per analizzare questo aspetto caratterizzante la nostra vita democratica, ma sicuramente nel piccolo campione di popolazione come è quello abruzzese, oltre a questo trend che si riscontra grossomodo in tutta la Penisola, si aggiunge il fatto “straordinario” che cinque mesi fa il Presidente della Giunta e vari Assessori della medesima sono stati prelevati di mattina presto dalle loro abitazioni per essere trasferiti in carcere, dopo essere stati eletti tre anni prima con un importante vantaggio elettorale. È evidente che, se la sfiducia già era tanta (fors’anche per delle risposte attese sul territorio, ma ben presto tradite), una situazione del genere non ha potuto che far scendere ulteriormente, e non di poco, il grado di fiducia nei confronti della classe politica nella sua totalità, anche per il coinvolgimento non solo di esponenti di centrosinistra, ma anche di centrodestra nelle vicende giudiziarie del luglio scorso. Altro aspetto che ha influito sull’astensionismo, ma è difficile darne anche una possibile quantificazione, è rappresentato dal fatto che le elezioni, slittate rispetto ad una iniziale data, sono coincise con il fine-settimana antecedente quello che andrà ad inaugurare le festività natalizie (quanti hanno preferito lasciare la propria sede di studio o di lavoro fuori regione per andare a votare, tornare indietro e ripartire dopo pochi giorni?).
Ma l’aspetto politico è quello più interessante. Il centrodestra (favorito) ha vinto. Gianni Chiodi rappresenta una novità politica, non perché sia un personaggio «prestato alla politica» (è stato un apprezzato Sindaco di Teramo), ma perché rappresenta un’ espressione ben riuscita del nuovo partito del Popolo della Libertà. Si è presentato come rappresentante di un partito di centrodestra che cerca di amalgamare (certamente non cancellare) le sensibilità che lo compongono, che certamente lo avranno influenzato in modo differente anche negli anni passati. Gianni Chiodi avrà un ruolo difficile: non solo dovrà a tutti i costi, per il bene della regione che si appresta a governare, ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini, oggi troppo logoro, ma, dalla sua posizione (e anche grazie a delle personalità che andranno a comporre il Consiglio sia di maggioranza sia di opposizione), ha la possibilità di mettere in moto un meccanismo virtuoso di nascita di un nuovo ciclo dirigente nella regione che, necessariamente, deve essere inaugurato perché proprio l’inceppo nel suo funzionamento è stata una delle cause delle ultime, enormi, difficoltà (non solo politiche) che incombono sull’Abruzzo.
La sconfitta del centrosinistra – in particolare del PD – è amputabile sia (in parte minoritaria) al contesto nazionale, sia, soprattutto, alla realtà regionale di questo partito così pesantemente toccata dalle vicende giudiziarie. Il grande successo del partito di Antonio Di Pietro è frutto di una strategia, sicuramente opinabile, ma scientificamente calcolata. L’ IDV ha raccolto gli scontenti: dal PD e «dalla politica» più in generale. La presenza costante del leader sul territorio, la scelta di candidati non troppo compromessi con le precedenti gestioni amministrative hanno prodotto un risultato chiaro e (forse) inatteso che, evidentemente, lo si è capito già dalle prime reazioni, peserà (e molto) anche sulle vicende nazionali.
L’ UDC ha sostanzialmente dato prova di un risultato onorevole. La forte polarizzazione sui due candidati, ha comunque permesso al partito di Casini di restare in consiglio con due rappresentanti, espressioni di due province differenti. La sua presenza in questo contesto non è stata determinante per la vittoria del centrodestra. È anche vero che se si va a sommare il 5% circa dell’UDC con la coalizione di centrosinistra, si può forse fare una previsione su una possibile vittoria della coalizione guidata da Costantini, ma è un azzardo, in quanto l’UDC non sarebbe stata in grado di confermare il risultato ottenuto se fosse stata inquadrata in un’alleanza con il PD e con l’IDV, men che meno con la sinistra radicale.
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♦ il caffè della domenica ♦
L'essenziale è perseverare, mai arrendersi. In sostanza può essere racchiuso in questa frase il senso della chiacchierata avuta ieri sera con un amico. E aggiungerei: mai frenare le (sane) ambizioni e soprattutto non reprimere la propria vocazione. Desiderio di protagonismo. Di sano protagonismo. Il mio amico mi invitava a convenire con lui sul fatto che noi giovani dobbiamo 'lasciare il segno'. Illusioni? No. Speranze, probabilmente si. Occorre essere umili e tenaci. Buona domenica. ilb.
post del sabato mattina.
Ancora una volta, Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di oggi, scrive un editoriale che condivido. Credo che il titolo -"L'Italia immobile"- sia un ottimo riassunto non solo dello scritto, ma più in generale dello stato in cui versa il nostro Paese. Prendendo spunto da queste riflessioni, faccio anch'io qualche considerazione. Una <<società prigioniera del passato>> come la nostra tollera (a volte esaltandola) l'azione, spesso disordinata, di gruppi minoritari che dettano i titoli dei giornali e animano le discussioni attorno al mondo scolastico e universitario senza, troppo spesso, sapere neppure di cosa si stia parlando. Il tutto con la compiacenza di adulti paurosi di abbandonarsi <<alla libertà creativa e innovativa>> che dovrebbe segnare la loro esperienza e di ragazzi avidi di un falso protagonismo. ilb.
Dal momento che «anelare e attendere non basta», anche se, visti gli aggiornamenti al blog, ho atteso abbastanza, torno a fare qualche considerazione sull’attualità politica. Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi, in base a tutti i sondaggi disponibili, gode di una fiducia, per dirla con le parole dello stesso Presidente del Consiglio «imbarazzante» perché molto positiva. L’opinione pubblica riconosce al governo la capacità di “decidere” quindi di risolvere i problemi e conseguentemente di assumersi quelle tanto decantate responsabilità. Sarà vero? In effetti, il Governo, grazie anche (forse, soprattutto) a una buona capacità comunicativa, quotidianamente “bombarda” l’opinione pubblica –quindi gran parte dell’elettorato- con “risultati” (alcuni evidenti, altri meno) ottenuti in poco tempo e senza problemi nell'iter di preparazione. Ciò è uno dei risultati che può fornire un governo, come quello attuale, che quando fu formato, fu definito, “del Presidente”, legato, cioè, alla forte figura del Primo Ministro che non solo si espone in prima persona, ma spesso detiene la paternità di molte, se non tutte, le decisioni. Salvo infatti qualche piccola defezione, la compagine governativa appare granitica nello svolgimento delle sue funzioni. Ciò ovviamente ha dei pregi e dei difetti. Il pregio (o presunto tale) della velocità nell’assumere provvedimenti è anteposto a una schietta, franca e anche vivace dialettica politica. Il giusto, anche questa volta, sta nel mezzo: la politica italiana deve decidere, ma non può neppure permettersi di farlo troppo frettolosamente. Il pendolo della decisione se per lungo tempo è stato (purtroppo) tenuto ad un’estremità (la non-decisione), adesso non lo si può lasciare e farlo collocare stabilente all’estremità opposta.
il caffè della domenica di antonio campati
L'ormai "famosa" manifestazione di Piazza Navona a Roma di qualche giorno fa organizzata da una parte dell'opposizione al Governo guidato da Silvio Berlusconi, ha reso evidente (ancora una volta) l'imbarazzante debolezza della politica italiana. Una comica e un comico (soprattutto) assieme a qualche giornalista illuminato e a pochissimi politici (che poco hanno fatto per rimanere tali, anzi si sono avvicinati molto al ridico anche loro) hanno messo in scena uno spettacolo che sicuramente non verrà ricodato come dei più edificanti. In una manifestazione politica hanno avuto uno spazio straordinario personaggi non-politici o comunque non legati al mondo della politica, i quali essendo uomini dello spettacolo (e quindi molto attenti alla loro promozione sul mercato) hanno -riuscendoci- creato il classico "polverone" che ha fatto loro guadagnare le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. Quanto giova alla politica il "comizio" di un comico che fa finta (coscientemente) di essere politico? Non giova nulla, anzi. La politica (o almeno una grande parte di essa) deve sempre più frequentemente far ricorso a personggi che con qualche invettiva, qualche battuta più o meno spiritosa, riescono a catalizzare l'attenzione mediatica attorno ad un evento che sarebbe auspicabile rimanesse prettamente politico. Le invettive (sarebbero meglio battute spiritose) contro il Papa, contro il Presidente del Consiglio, contro i Ministri, contro chiunque, potrebbero avere ospitalità in un'occasione da spettacolo, anche se il limite oltre il quale si esce dal campo della decenza non dovrebbe essere comunque superato. Ma in una manifestazione politica sono inappropiate. Sono proprio le tante piccole debolezze, le tante piccole mancanze che unendosi creano un ostacolo al compimento di quei famosi "passi in avanti" che da più parti si vorrebbero far fare al nostro Paese. Buona domenica. ilb.
il caffè della domenica di antonio campati
La tristezza in questi giorni ha bussato più volte alla mia porta e io, gentile come sempre (anche con il nemico), ho aperto. Ovvio che l'ospitalità provoca conseguenze. Non volendo assolutamente rattristare i cari lettori (tra l'altro dopo una lunga e poco giustificabile pausa di questa rubrica), credo che possa condividere almeno un motivo (il più adatto ad essere trattato in questa sede) che ha provocato tristezza in me: l'ormai naufragato dialogo che maggioranza ed opposizione avevano instaurato non oltre un paio di mesi fa, subito dopo le elezioni politiche. Dovrebbero essere tristi assieme a me tutti quelli che credono che le riforme strutturali nel nostro Paese non debbanno essere più rinviate, le quali, nelle diversità, devono essere progettate e realizzate assieme. Riassumiamo brevissimamente cercando, nella ricapitolazione, di trarre qualche elemento sul quale soffermarsi. All'indomani delle elezioni, Walter Veltroni, sfidente di Silvio Belusconi, riconoscendo la sconfitta subita si dice disponibile a "dialogare" con il Governo sulla questioni "fondamentali" del nostro Paese. Bene. Tutti a commentare felici questa "svolta". In queste ore ci stiamo accorgendo che è stata tutta una farsa. Di punto in bianco, Silvio Berlusconi, in una "uscita" ufficiale presso un'Istituzione europea, torna al suo vecchio (e giusto?) ritornello: i giudici politicizzati stanno preparando una trappola per me con l'obiettivo di condannarmi per via giudiziaria, quindi di farmi dimettere, ed alterare ancora una volta il volere dei cittadini italiani. Come mai dopo un momento di concordia e di armonia, uno sfogo del genere? La risposta -purtroppo- non è ancora chiara. Si possono fare molte supposizioni, di ogni genere. Sicuramente gli italiani si sono stufati. Credo che forze non meglio identificate abbiano un "potere" troppo vasto nel determinare l'agenda quotidiana italiana: troppe coincidenze, troppi "eterni ritorni", troppe somiglianze assieme ad altrettante differenze sempre uguali a se stesse. L'auspicata "normalità" tarda a giungere. Non ci rimane che sperare. Ilb.